Risveglio

Una mano stanca arranca verso una méta sconosciuta
uno sguardo in cerca d’un riferimento nell’oscurità assoluta
e l’incendio squarcia il velo del silenzio e inonda il mondo!
e poi luce fragorosa a scuotere ogni cosa nel profondo!

Con repentina forza acceca la coscienza la visione
colpendo come un pugno l’attenzione
Infine il tocco – un click – di suono e sogno mietitore
e il sole alla finestra ad annunciar l’ennesimo chiarore.

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Published in: on dicembre 11, 2014 at 3:04 pm  Lascia un commento  
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Cincìn!

Quando avrà analizzato ogni singolo granello d’umanità nell’Uomo, cosa sarà rimasto dell’Uomo?
Quando avrà posto ogni quadro dietro una teca di vetro cosa sarà rimasto dell’arte?
Definendo, classificando, analizzando l’umanità si uccide l’umanità.
Definendo, classificando, analizzando l’arte si uccide l’arte.
Quando ti avvicini, le imperfezioni appaiono chiare, ma la visione sbiadisce: un quadro impressionista a un palmo dal naso.
Quando socchiudi gli occhi e spegni la luce, le immagini fluiscono e i sogni si trasformano in meraviglia: un insight d’ispirazione mentale e sensoriale.
Armato di lente d’ingrandimento e vocabolari appone etichette: e così definisce la visione e ne distrugge la bellezza. Spargendo macerie storiografiche e trattati la seppellisce di didascalie.
Perché chi apprezza veramente non comprende quasi nulla. E chi comprende completamente non apprezza davvero.
Una pozza d’acqua mossa dal vento sotto un cielo senza stelle: non disturbare la quiete! non intralciare il movimento!
Ma sono milioni, e accendono la luce e imbottigliano l’acqua, ci appiccicano sopra una marca colorata e sostengono che nuvole e brezza abbian creato la bottiglia. Sic transit gloria mundi. Cincìn.

Published in: on novembre 19, 2014 at 2:19 pm  Comments (1)  
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Un cerchio che si (s)chiude

Affascinante, elegante, brillante, luminoso, intrigante, lucido e molto, molto altro!

Tu corri, t’informi, ascolti, acquisti, insegui, speri. Strattoni il dopo nel presente.

Il tempo. E ancora. Una routine. Forse lo vedi o forse no. Lì fuori, guarda, ma ciò che è dentro lo cambia, lo rende importante.

O dentro, e ciò che è fuori è solo un pretesto, e potrebbe  essere finanche un vecchio arnese, o una conchiglia.

Sei tu, comunque, ed io, e quasi tutti. Lo sai, è difficile sfuggirgli. La cella è troppo, troppo confortevole, ed ho paura di evadere.

Intanto gli innumerevoli altri supportan la speranza con unghie e lime. Ecco la chiave, fra denti e lingua, ma non so usarla.

Un muro separa due prigioni opposte e connesse. Una grande, immensa, e l’altra… Un bambino mi guarda e piange, o forse uno specchio nella pioggia.

Il muro diventa un giardino, e un verme si scava un’evasione al cielo mentre un merlo insegue il suo pasto.

La vita continua, e basta. Tutto qua.

 

 

Published in: on settembre 19, 2014 at 2:50 pm  Lascia un commento  
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Vi dico ciò che penso adesso

Esistono varie strategie per conservare un segreto. Le principali sono: il silenzio di chi sa, la scarsa importanza dello stesso – che porta all’indifferenza e poi alla dimenticanza – e infine la sua eventuale natura improbabile. Nell’ultimo caso di solito chi conosce il segreto non si ingegna particolarmente a nasconderlo, consapevole che se pure la notizia venisse diffusa nessuno comunque vi crederebbe. I conigli-mentori-custodi sono, insieme al Santo Graal e  alla ricetta dei “malfatti” di mia nonna, fra i più improbabili dei segreti… così questo blog esiste per due ragioni: perché loro esistono e perché voi non lo credete possibile.

Distacco. Aneddoto. Una volta un uomo con barba e cappello, sulla cinquantina e occhi stanchi, mi ha chiesto sull’autobus che ora fosse. “Una domanda del genere è passata dall’essere consueta all’essere inconsueta”, pensai. Era il 2008, o il 2009. Piccola città nel nord Italia. Chi continua a farla dopo l’anno 2000, imperterrito nel suo anacronismo, può suscitare sorpresa nel suo interlocutore. Guardai il cellulare. E’ ciò che il sociologo Goffman definiva “rompere il gioco delle aspettative” – ma le parole usate non erano queste -, lo stracciare il copione e l’uscire dal personaggio che in quella situazione-epoca-luogo è normale recitare. Forse quando avrò cinquant’anni, la barba e il cappello sarà normale chiedere a un ragazzo sull’autobus che ne pensa il suo coniglio del risultato delle elezioni comunali del 2040. Lui potrebbe rispondermi in modo naturale, magari un po’ annoiato, sicuramente sollevato del fatto che la domanda non verta sull’ora.

Filosofia. Riflessione sicuramente spiccia. Il segreto è una cosa da non dire in campagna elettorale, una verità scomoda. Il compito della politica è sostanzialmente separare le persone dai segreti, la tattica è di certo il silenzio di chi sa, e a volte convincere il pubblico che tutto sia alla luce del sole. Teorie del complotto: David Icke, i rettiliani, le scie chimiche, i malfatti di cui sopra, altre cose che ora-non-ricordo. Tentano di normalizzare il segreto. Il problema del segreto è che se non ne sei a conoscenza non sai se esiste. Può essere una perdita di tempo, o una rivoluzione.

Sogni. La gente li tiene nel cassetto. Lavora una vita per trasformarli in una realtà tangibile. A volte se ne vergogna e compra cassetti rinforzati, per trasformare i sogni in segreti. Strano: la vergogna passa quando il sogno diventa reale. E’ l’imbarazzo dell’immaginario.

Tangenziale. Perché tangenziale?

Obiettivi. Per ora imparare lo spagnolo, già che qui lo parlano (finestra sul reale).  La biblioteca ha i tavoli di legno. Fuori alberi.

Ho visto la realtà

Ho visto la realtà

e aveva l’apparenza di una bimba stanca

col viso truccato da puttana

Ho visto la realtà

e accortasi del mio sguardo lei mi ha lanciato un’occhiata fredda

sputando a terra il suo disdegno

Ho visto la realtà

e dopo pochi istanti dalla saliva è cresciuta una pianta secca

e in ogni foglia impresso come un timbro un volto umano

Ho visto la realtà

e gli occhi della bimba adesso sorridenti,

ma di uno sorriso adulto, decadente

Ho visto la realtà

ma come un sogno la pelle ha iniziato a irrigidirsi

e le pupille a congelarsi

e il corpo a sigillarmi in una forma non più mia

Ho visto la realtà

e in quell’istante capovolto rispetto al mio consueto sguardo

innumerevoli foglie ho accompagnato in volo

ora lo so, incoscienti

verso un vorace cielo color terriccio.

Published in: on marzo 11, 2014 at 1:43 pm  Comments (2)  
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Scorre il tempo

Il tempo è trascorso ai margini del vecchio fiume

e dalla fonte lontana alla valle

nessuno ne ode più il nome…

eppure si porta quell’acqua in spalle

la polvere stanca  di un’era passata

che ancora fra i flutti rammenta il dolore

sul volto dell’ultimo uomo in cravatta

che muore.

Published in: on marzo 11, 2014 at 10:47 am  Comments (7)  
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Viaggi trasversali: altri conigli [4]

4. Risposte.

 

 

 

 

 

 

 

Published in: on settembre 6, 2013 at 9:18 pm  Lascia un commento  
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Viaggi trasversali: altri conigli [3]

3. Particolari.

Camminando. Dalla biblioteca a casa. 6.10 del pomeriggio. Un passo dopo l’altro: scarsa attenzione. Penso a John Adams e alla sua idea di aristocrazia. Lui non ha mai pensato ai conigli. Il gradino del marciapiede non l’avevo visto. Inciampo ma non cado. Risveglio. Proseguo. Adesso faccio caso al bambino in bicicletta. Un istante ed è passato. Un coniglio gli corre dietro col fiatone. Indossa una bella tuba. Entro nel parchetto perché “da lì taglio e faccio prima”. Il verde dell’erba mi fa pensare a un’insalata. Fame, mi distraggo. Quando ritorno sono fuori dal parco, ancora cento metri e: casa. Li percorro e non penso a niente. Rilassante. Apro la porta che accede al condominio girando le chiavi nella toppa. Entro. Salgo le scale. Eccetera. Mi metto al computer. Sul blog: login, articoli, nuovo, scrivo: “camminando… ecc.”. Metascrittura, probabilmente.

Published in: on settembre 4, 2013 at 4:34 pm  Lascia un commento  
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Viaggi trasversali: altri conigli [2.1]

2.1. Intermezzo: la strada.

Il piccolo monte dove ero salito a osservare lo sto scendendo lentamente, e così il paesaggio continua a vorticarmi attorno, perché la strada scivola a spirale fino alla valle. Nella valle una vasta moltitudine si agita con entusiasmo nella notte, sorride e scherza, si diverte, beve, mangia, va in bagno, a volte dorme. Dalla strada però si perdono i particolari, perché “o guardo fuori la gente o guardo fuori la strada”. Panorama o incidenti, “Giusto, sgranocchia-ortaggi?”. Nessuna risposta dal cappello.  Continuo a indagare sugli altri, allora, sperando gli siano in qualche modo simili. La strada prosegue e si biforca. Vado a destra, sinistra, mi fermo? Guardo, scendo, cammino, torno a casa e rifletto? Il coniglio sgranocchia comunque, per ora. Il tempo passa.

Published in: on settembre 4, 2013 at 8:32 am  Lascia un commento  
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Viaggi trasversali: altri conigli [2]

2. Universo.

Sdraiato sull’erba in una notte d’agosto penso: le stelle sono tante. La città con le sue luci moltiplica quelle in basso, ma quelle in alto sono perse nella foschia. Gli esperti delle stelle in alto studiano a Yale e a Cambridge, e le persone generalmente li stimano. Gli esperti delle stelle in basso studiano negli istituti tecnici, e se una stella si guasta li chiami e loro la riaccendono per te. Sono abbastanza efficienti. Io intanto sto sdraiato, aspettando che lentamente il cielo si illumini e la terra si addormenti: pare vi sia una sorta di equilibrio che impedisce la troppa luce. Uno di loro sgranocchia una carota e mi sussurra alle spalle, il primo a farlo con quel tono: “forse hai qualcosa, ma non è essenziale, è solo… brillante!”. Allora mi alzo in piedi e torno in macchina. L’accendo e parto.

Published in: on settembre 3, 2013 at 6:52 pm  Lascia un commento  
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