La linea (estratto di dialogo)

“C’è una linea, no?”

“Una linea?”

“Sì, una linea. O innumerevoli linee. Ma per semplificare, immaginiamo sia una. Bene, e alla fine di questa linea ci sono dei punti, sai? Punti che la gente stabilisce di voler raggiungere prima o dopo, e a volte corre lungo la linea, per poterli toccare con mano.”

“Sono, diciamo, obiettivi?”

“Sì, punti obiettivo. Ma il fatto saliente è che questi punti si vedono da lontano, perché sono alti, e brillano, e coprono l’orizzonte. La linea, invece, procede rasoterra, e se guardi sempre avanti potresti perfino finire per dimenticarti della sua esistenza. E allora tutto diventa una proiezione, una funzione dell’orizzonte dell’avvenire, e una finzione. Non vivi qua, vivi là.”

“Ma è la natura umana, non credi?”

“In parte lo è. Voglio dire, siete fatti così. Eppure in altre epoche e in altri luoghi la linea era più importante, e esistevano persone in grado di stare ferme su di essa, senza guardare al fondo. Così sviluppavano un talento quasi perduto: l’equilibrio. L’equilibrio su uno spazio molto stretto. E diventavano funamboli, ma lo scopo era tutto il contrario del dare spettacolo. Ora è diventata un’attrazione, e ci si corre sopra, e quelli che non cadono si sfidano a chi arriva prima, o più lontano. Gli umani sono animali davvero affascinanti.”

“Sei fottutamente saggio per avere un aspetto così buffo, sai?”

“Sono le carote. Aiutano a vedere meglio. E la saggezza è una questione di occhi più che di cervello.”

 

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Published in: on giugno 27, 2014 at 12:20 pm  Comments (1)  
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La virtù perduta del mondo

“C’è sempre qualcosa d’inaspettato, pronto a sorprenderti. E’ lì, proprio dietro l’angolo, ma tu non lo vedi. La sorpresa può anche essere negativa, e questo blocca. Imprigiona. Allora beh, due soluzioni: o si sta fermi e si aspetta, oppure si svolta e si osserva. Non voglio dire sia meglio svoltare. Tutti si aspettano sempre che un discorso sul coraggio finisca per incoraggiare a essere coraggiosi, ma non credo ci sia una verità in questo. Dipende tutto da ciò che si vuole, e dal sapere che cosa si vuole. L’angolo può essere un’opportunità o una sofferenza. Del resto dall’altra parte c’è sempre qualcuno che si pone le stesse domande, che si chiede se svoltare o lasciare perdere. Il mondo è uno, in fondo, ma è separato. Lo separiamo nelle nostre menti, con i pensieri; lo separiamo nelle nostre vite, con le azioni. Separazione, tuttavia, non è necessariamente un’opportunità perduta. Può essere un’opportunità colta. Ma la costante è l’impossibilità di saperlo. La separazione è incertezza, quindi, e desiderio, e mistero. Un cerchio è composto da infiniti angoli. Come il cappello rotondo di un mago. E puoi girarci intorno tutta la vita, tutta la vita davvero, e non saprai mai cosa c’è dentro. Allora forse guardare dentro, e non dietro l’angolo, è la virtù perduta del mondo.” disse il coniglio bianco oscillando buffamente le lunghe orecchie.

Published in: on aprile 23, 2014 at 10:02 am  Lascia un commento  
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Allegorie e vocali

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima,

ma temo si tratti di un errore di battutura mai corretto.

Gli occhi sono uno spicchio dell’anima.

O peggio: la scorza che la nasconde.

 

Published in: on aprile 17, 2014 at 11:02 am  Comments (5)  
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Il media è il miraggio

“Si è scritto su qualsiasi cosa, qualsiasi cosa, davvero, su tutto tranne che sul niente. Quella è l’ultima sfida della scrittura: non trasmettere il senso, ma l’insensato. Non interpretare, ma lasciarsi interpretare. Perché ciò che ha senso è sempre effimero. E l’interpretazione è sempre parziale. Solo ciò che è oscuro e senza senso perpetua il suo messaggio.”

“Certo, ma non è troppo facile così? Per chi scrive, intendo. La responsabilità ricade tutta su chi legge!”

“E allora?”

“Beh, allora… allora diventiamo tutti scrittori improvvisati, riempiamo le pagine di sciocchezze nell’attesa che qualcuno ne colga una grande verità. Voglio dire, che ne sarebbe dei libri di filosofia, dei romanzi d’avventura, delle storie d’amore? Tutta spazzatura mainstream?”

“Affatto. Tutte opere stupende, ma condannate a invecchiare e a essere dimenticate. Per andare oltre uno scrittore dovrebbe buttare a terra la bussola, calpestrarla, bruciarla, distruggerla. E poi chiudere gli occhi, girare qualche volta su se stesso e procedere così, con le palpebre serrate e la penna in mano. Quello, o il successo editoriale.”

“E non è importante il successo editoriale, non è ciò che la gente vuole?”

“La gente non ha mai capito niente della scrittura.”

“Sì ma gli scrittori non sono anche loro parte della gente, persone normali piuttosto che messia?”

“Proprio così, per questo non dovrebbero seguire la propria bussola e lasciare la penna al caso.”

“Sarebbe la morte del libro…”

“Esatto.”

“Ma non ha alcun senso!”

“Ma non ha alcun senso… una frase che nella storia è sempre stata il preludio della meraviglia, dell’incredibile, del rivoluzionario. Ma non ha alcun senso.”

“Se non fossi un coniglio immaginario, saresti un pazzo.”

“Ma sì, ma sì. Ti ringrazio, comunque. E che ne pensi del titolo che hai scritto? ‘Il media è un miraggio’: d’effetto, senza dubbio.”

“Mi sembrava un titolo azzeccato per questo nostro dialogo fra il profetico e il faceto. Se fossi stato un topo, e non un coniglio, l’avrei intitolato: il media è il formaggio. Peccato.”

“Purtroppo ‘messaggio’ non rima con ‘carota’.”

“Eh, no. Purtroppo no.”

“Già.”

 

 

Vi dico ciò che penso adesso

Esistono varie strategie per conservare un segreto. Le principali sono: il silenzio di chi sa, la scarsa importanza dello stesso – che porta all’indifferenza e poi alla dimenticanza – e infine la sua eventuale natura improbabile. Nell’ultimo caso di solito chi conosce il segreto non si ingegna particolarmente a nasconderlo, consapevole che se pure la notizia venisse diffusa nessuno comunque vi crederebbe. I conigli-mentori-custodi sono, insieme al Santo Graal e  alla ricetta dei “malfatti” di mia nonna, fra i più improbabili dei segreti… così questo blog esiste per due ragioni: perché loro esistono e perché voi non lo credete possibile.

Distacco. Aneddoto. Una volta un uomo con barba e cappello, sulla cinquantina e occhi stanchi, mi ha chiesto sull’autobus che ora fosse. “Una domanda del genere è passata dall’essere consueta all’essere inconsueta”, pensai. Era il 2008, o il 2009. Piccola città nel nord Italia. Chi continua a farla dopo l’anno 2000, imperterrito nel suo anacronismo, può suscitare sorpresa nel suo interlocutore. Guardai il cellulare. E’ ciò che il sociologo Goffman definiva “rompere il gioco delle aspettative” – ma le parole usate non erano queste -, lo stracciare il copione e l’uscire dal personaggio che in quella situazione-epoca-luogo è normale recitare. Forse quando avrò cinquant’anni, la barba e il cappello sarà normale chiedere a un ragazzo sull’autobus che ne pensa il suo coniglio del risultato delle elezioni comunali del 2040. Lui potrebbe rispondermi in modo naturale, magari un po’ annoiato, sicuramente sollevato del fatto che la domanda non verta sull’ora.

Filosofia. Riflessione sicuramente spiccia. Il segreto è una cosa da non dire in campagna elettorale, una verità scomoda. Il compito della politica è sostanzialmente separare le persone dai segreti, la tattica è di certo il silenzio di chi sa, e a volte convincere il pubblico che tutto sia alla luce del sole. Teorie del complotto: David Icke, i rettiliani, le scie chimiche, i malfatti di cui sopra, altre cose che ora-non-ricordo. Tentano di normalizzare il segreto. Il problema del segreto è che se non ne sei a conoscenza non sai se esiste. Può essere una perdita di tempo, o una rivoluzione.

Sogni. La gente li tiene nel cassetto. Lavora una vita per trasformarli in una realtà tangibile. A volte se ne vergogna e compra cassetti rinforzati, per trasformare i sogni in segreti. Strano: la vergogna passa quando il sogno diventa reale. E’ l’imbarazzo dell’immaginario.

Tangenziale. Perché tangenziale?

Obiettivi. Per ora imparare lo spagnolo, già che qui lo parlano (finestra sul reale).  La biblioteca ha i tavoli di legno. Fuori alberi.

Oltre la parete

“Cos’é un’illusione?”

“Sul serio t’importa?”

“Credo di sì. Tu lo sai perché te lo chiedo, vero?”

“Vuoi sapere a che livello della realtà esisto, te lo sei sempre chiesto.”

“Esatto, e a quale livello esisto io. A quale livello esistono i barattoli di marmellata, magari, e il livello della politica italiana, che a volte quella sembra decisamente irreale…”

“Adesso la metti sull’ironia.”

“No, ma la domanda è terribilmente seria.”

“Va bene, ho capito. Ma dimmi, sei consapevole che le tue domande vengono sempre da dentro e mai da fuori? Dal pensiero e mai dagli occhi? Quelle, di certo, appartengono a un livello molto basso di realtà. Come al solito, ti aspetti da me una risposta che il tuo cervello possa masticare, un nuovo input che lo tenga occupato per un giorno o due.  Ma se io non esisto, non sarebbe quella risposta stessa un’illusione? O sarebbe un’illusione che svela se stessa? Potrebbe esistere una cosa simile?”

“Per l’ennesima volta le tue risposte diventano domande…”

“O sono le tue stesse domande che ti allontanano dalle risposte.”

“Non ne posso più del tuo linguaggio criptico!”

“E’ proprio questo il punto. Liberati.”

“Dovrei guardare il mondo per quello che è realmente e lasciare perdere le domande? E’ questo che intendi, lungorecchie?”

“Dove sei, ora?”

(uno schermo, una tastiera, un tavolo, persone, una biblioteca, luce, voglia di un panino, silenzio… un coniglio…? Silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio…)

Quesiti

L’eccezione diviene la regola, la regola diviene l’eccezione.

Come mantenersi stabili nel mutamento?

Come mettere ordine nel caos?

Come abbracciare davvero se stessi trascendendo

regole, eccezioni, mutamento e caos?

Published in: on marzo 11, 2014 at 9:26 am  Lascia un commento  
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Tempi mentali

L’aspirazione ci proietta nel futuro.

Il rimpianto ci incatena nel passato.

L’ispirazione ci libera nel presente.

Published in: on novembre 25, 2013 at 6:18 pm  Comments (2)  
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Verdetti

“Benvenuto:”

“Questa è la tua fortezza. Calda, confortevole: questa è la tua casa.”

“Ora:”

“Con le azioni che compirai, puoi determinarne il destino. Perché anche il muro più spesso se trascurato crolla. E il calore può uscire dalle crepe alle finestre. E ciò che un tempo era gremito può trasformarsi in una tomba silenziosa.”

“Eppure – o forse perciò – i muri dividono e proteggono: puoi distruggerli o renderli più saldi, morire di vento o di aria stantia.”

“Un bastione nella tempesta, sicuro, vita al centro della morte.”

“Una prigione nella brezza, impenetrabile, morte al centro della vita.”

“E se provassi a guardare, per una volta, fuori (oppure dentro), vedresti…”

“…nient’altro che questo:”

“Tutto ciò che sei, sei stato, potrai mai essere. Le prospettive, le speranze, i fallimenti, l’elevazione, la caduta, il bianco oscuro e l’ombra luminosa, la trasformazione e l’immutato.”

Uscì dalla tuba a mezzo busto e sgranocchiò per qualche minuto una carota. Poi vi ribalzò dentro, senza troppi complimenti.

Un normale cappello. Un giorno come un altro.

Published in: on novembre 22, 2013 at 3:54 pm  Lascia un commento  
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L’ironica maieutica del tuba-coniglio

Comodamente seduto sull’orlo della tuba, il coniglio mi osservava con occhi divertiti. Trovava divertente quel mio crucciarmi tutto il giorno, ogni giorno (la sua preoccupazione unica, la fottuta carota).

Ondeggiava giocosamente le orecchie a destra e a sinistra, e muoveva il naso, e continuava a fissarmi, ma lo sguardo dopo qualche momento si era fatto più intenso.

“E tu perché pensi tanto?”, domandò.

“Credo di essere un pensatore, voglio dire, non riesco a non pensare alle cose. Voglio risolverle, naturalmente, migliorarle. Non è così che si fa? Ci si pensa un po’ su ed è fatta, o perlomeno immagino possa essere un buon inizio”

“Io non penso mai a nulla e non faccio mai nulla, ma non ho problemi a risolvere le cose. In effetti non vedo dove stiano, tutte queste cose da risolvere”

“Bé, ad esempio, dimmi, come fai quando finisci la tua scorta di carote, come fai senza uscire da quella tua dannata tuba?”

“Esco dalla tuba, oppure mangio rape, e comunque non vedo dove stia il problema”

“E le rape, come te le procuri?”

“E tu, come respiri?”

Published in: on novembre 7, 2013 at 11:57 am  Lascia un commento  
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