Il maestro del coniglio non ha mai detto nulla

Dopo settimane di silenzio, il coniglio bianco-azzurro aveva fatto infine capolino dalla tuba, aveva sbadigliato pigramente e mi aveva detto: “Sei silenzioso ultimamente. Non sarai diventato più saggio…”

“Temo di no. E’ solo che ho avuto da fare… il silenzio è indice di comprensione?”

“Più o meno. Così avrebbe detto il mio maestro.”

“Il tuo maestro? Non sapevo ne avessi avuto uno… è morto?”

“E’ vivo e vegeto.”

“Hai detto ‘avrebbe’…”

“Perché non ha mai parlato. Non aveva niente di importante da dire. Ma dimmi, che hai fatto di tanto impegnativo ultimamente?”

“Cose burocratiche. Università. Progetti per un lavoro all’estero. Poi ultimamente mi sono messo a discutere con la gente, di tutto. L’altro giorno ho avuto un intenso scambio intellettuale con un pollo sullo statuto epistemologico del metodo sperimentale. Sai, volevo parlartene, e spiegarti le mie ragioni, ma sono già cambiate. Dicono che cambiare idea sia segno di intelligenza, ma se i ‘me’ di uno, due, tre, quattro e cinque mesi fa si trovassero nella stessa stanza sarebbe subito rissa.”

“Bé… cambiare idea è positivo, ma è solo rinunciando alle idee che che si possono sviluppare le idee migliori. Però lo sai già, vero? Voglio dire, intellettualmente.”

“Sì, l’ho sempre pensato. Questo è il problema: pensato. Inseguo un inarrivabile ‘insight’ sulla natura del pensiero, e così mi sfugge. Ne sono cosciente: non si può comprendere il mondo col pensiero, ed essendo il pensiero parte di esso, non può autoanalizzare se stesso. Ma come uscire da questo circolo?”

“Devi smettere di chiedertelo.”

“Lo so, ma come?”

“Basta domande. Basta risposte. Guarda, là fuori ci sono macchine parcheggiate, e alcuni alberi. E nuvole. Non fa né caldo né freddo, e ho voglia di un’altra carota.”

 

 

 

 

Annunci

La linea (estratto di dialogo)

“C’è una linea, no?”

“Una linea?”

“Sì, una linea. O innumerevoli linee. Ma per semplificare, immaginiamo sia una. Bene, e alla fine di questa linea ci sono dei punti, sai? Punti che la gente stabilisce di voler raggiungere prima o dopo, e a volte corre lungo la linea, per poterli toccare con mano.”

“Sono, diciamo, obiettivi?”

“Sì, punti obiettivo. Ma il fatto saliente è che questi punti si vedono da lontano, perché sono alti, e brillano, e coprono l’orizzonte. La linea, invece, procede rasoterra, e se guardi sempre avanti potresti perfino finire per dimenticarti della sua esistenza. E allora tutto diventa una proiezione, una funzione dell’orizzonte dell’avvenire, e una finzione. Non vivi qua, vivi là.”

“Ma è la natura umana, non credi?”

“In parte lo è. Voglio dire, siete fatti così. Eppure in altre epoche e in altri luoghi la linea era più importante, e esistevano persone in grado di stare ferme su di essa, senza guardare al fondo. Così sviluppavano un talento quasi perduto: l’equilibrio. L’equilibrio su uno spazio molto stretto. E diventavano funamboli, ma lo scopo era tutto il contrario del dare spettacolo. Ora è diventata un’attrazione, e ci si corre sopra, e quelli che non cadono si sfidano a chi arriva prima, o più lontano. Gli umani sono animali davvero affascinanti.”

“Sei fottutamente saggio per avere un aspetto così buffo, sai?”

“Sono le carote. Aiutano a vedere meglio. E la saggezza è una questione di occhi più che di cervello.”

 

Published in: on giugno 27, 2014 at 12:20 pm  Comments (1)  
Tags: , , , , , , ,

Riflessione sugli ultimi eventi (si ringrazia il coniglio per la carota)

Tutti quanti hanno deciso di riempirsi la bocca della parola “maturità”. E’ una coincidenza? No, ma sembra. In Italia non si chiama più così, la fine della prigionia, ma i giornali e la gente continuano a mettersela in bocca e a masticarla. La forma è cambiata, forgiata dai denti e dalla saliva. Vabé, machissenefrega. E in Spagna una “signora” mi dà dell’immaturo rifacendosi alla logica idiota dell’età anagrafica. Un coniglio millenario che conosco direbbe che è semplicemente divertente, e non dovrei neppure scriverne. E ha ragione, la gente è divertente. Ma scrivo per riempire un vuoto, là fuori, e svuotare la mente, qua dentro. L’andazzo, poi, è  ultimamente questo, e forse l’avrete notato: ho smesso di rileggere ciò che scrivo, così le cose vengono fuori più sincere, più vere (espressioni da reality show, e anche questo è divertente). E allora l’italiano muore un po’, ma prometto di accendere un cero, spento il computer. E tornando alla maturità, parliamoci chiaro: è una cazzata. Ovvero, è un involucro vuoto, che puoi riempire con la tua spocchia o lanciare contro chi la pensa diversamente, come un vaso da un balcone. Quella dei banchi e dei maestrini e delle interrogazioni, invece, è concreta come un muro. Ne ho scritto fino allo sfinimento, di quella prigione, ma la gente ama le sbarre, ama chiamare la gente piccola ignorante e accudirla contro la sua (iniziale) volontà. I pedagogisti hanno perfino inventato una professione su questa barbarie. Poi hanno inventato le lime, e le infilano a volte fra le pagine di un’antologia, o di un manuale universitario: la mia marca preferita è “scuola libertaria”, ma non è ancora un prodotto main stream. Intanto più che la Spagna, sto vivendo la Cina. Credevo di essere andato a ovest, e invece sono finito a est: allora è vero che la Terra è rotonda, e forse è per questo che la gente ci scivola sopra e si ritrova in altri luoghi, dove, se è un po’ più saggia di un’ortica, si rende conto che i posti non sono assegnati e ognuno gioca i suoi numeri. Il montepremi non vale nulla, o meglio, è un’altra parola vuota. Riempiamolo di Dio e del successo economico, e serviamo con un po’ di rucola. Il montepremi si mangia, e dicono sia buono (quelli che non l’hanno assaggiato, di solito). “E tu, coniglio, cosa ne pensi?”

“Che secondo me stai diventando pazzo.”

“Può anche essere, ma pazzo è un’altra…”

“Parola vuota, certo certo. Tieni, mangia una carota e stai zitto.”

(la carota non la rifiuto, che-fa-bene-a-tutto ed è buona, quindi chiudo qui e vi saluto. Alla prossima)

La virtù perduta del mondo

“C’è sempre qualcosa d’inaspettato, pronto a sorprenderti. E’ lì, proprio dietro l’angolo, ma tu non lo vedi. La sorpresa può anche essere negativa, e questo blocca. Imprigiona. Allora beh, due soluzioni: o si sta fermi e si aspetta, oppure si svolta e si osserva. Non voglio dire sia meglio svoltare. Tutti si aspettano sempre che un discorso sul coraggio finisca per incoraggiare a essere coraggiosi, ma non credo ci sia una verità in questo. Dipende tutto da ciò che si vuole, e dal sapere che cosa si vuole. L’angolo può essere un’opportunità o una sofferenza. Del resto dall’altra parte c’è sempre qualcuno che si pone le stesse domande, che si chiede se svoltare o lasciare perdere. Il mondo è uno, in fondo, ma è separato. Lo separiamo nelle nostre menti, con i pensieri; lo separiamo nelle nostre vite, con le azioni. Separazione, tuttavia, non è necessariamente un’opportunità perduta. Può essere un’opportunità colta. Ma la costante è l’impossibilità di saperlo. La separazione è incertezza, quindi, e desiderio, e mistero. Un cerchio è composto da infiniti angoli. Come il cappello rotondo di un mago. E puoi girarci intorno tutta la vita, tutta la vita davvero, e non saprai mai cosa c’è dentro. Allora forse guardare dentro, e non dietro l’angolo, è la virtù perduta del mondo.” disse il coniglio bianco oscillando buffamente le lunghe orecchie.

Published in: on aprile 23, 2014 at 10:02 am  Lascia un commento  
Tags: , , , , , ,

Quesiti

L’eccezione diviene la regola, la regola diviene l’eccezione.

Come mantenersi stabili nel mutamento?

Come mettere ordine nel caos?

Come abbracciare davvero se stessi trascendendo

regole, eccezioni, mutamento e caos?

Published in: on marzo 11, 2014 at 9:26 am  Lascia un commento  
Tags: , , , , , , , ,

Niente domande, umano!

Gli avevo domandato più volte cosa fosse la normalità. Una cosa non comune da chiedersi a un coniglio che vive in un cappello, ne convengo, ma ormai ero abituato a quello strano compagno di discussioni, e la sua presenza non mi appariva più tanto assurda come un tempo.

Comunque, lui mi aveva sempre risposto, o per meglio dire quasi sempre – quando non era stato troppo impegnato a dormire o a sgranocchiare una carota – e la sua risposta era sempre stata differente. Una volta, ad esempio, mi aveva detto che la normalità è semplicemente “quello che le persone credono sia normale. Niente di più, niente di meno”; un’altra, aveva sostenuto che si trattasse in realtà della “mediocrità che la società ci impone come stile di vita dominante. Spezzare le catene di questa schiavitù simbolica è la sfida che distingue l’uomo comune dal genio!”. Questa in particolare me l’ero segnata, molto significativa davvero; o ancora: “è il mondo reale visto con le lenti della tradizione”; oppure: “è l’insieme delle più tremende menzogne, che la gente rende vere attraverso l’aggregazione di miriadi di opinioni false che vanno nella stessa direzione.”; ecc. ecc. ecc.

Infine, un pomeriggio di inizio dicembre, ovvero qualche giorno fa, mi diede questa ris… no, un momento, aspettate, fermiamoci un attimo qui. Rompiamo lo schermo e guardiamoci in faccia, io e te, lettore. A questo punto potresti pensare: a) che questa, come le precedenti, sia una storiella allegorica, e che i conigli parlanti non esistano affatto b) che io abbia un coniglio parlante immaginario come interlocutore, una sorta di psicosi filosofica c) che i conigli parlanti esistano realmente, e io sia uno di quei pochi privilegiati a cui rivolgono la parola.

Bene, ora ritorno da questa parte dello schermo, senza svelare la mia verità, per il momento. Sappi solo che ti tengo d’occhio. Continuiamo.

Dunque, certo, il contesto: un coniglio in un cappello, un uomo in un pigiama blu. Il cappello su un tavolino. L’uomo su un divano. La data l’ho accennata, così come la domanda. La risposta:

“… va bene, lascia che ti parli da coniglio a uomo, questa volta, sinceramente… le risposte che ti ho dato, vedi, si trattava di giochetti linguistici, futili concetti ingarbugliati. Mi devi scusare… volevo solo metterti alla prova. La verità è che…” me lo diceva sgranocchiando distrattamente una carota di medie dimensioni “… se te lo stai chiedendo, vedi, sei totalmente fuori strada. Totalmente fuori strada… non esiste una risposta alla tua domanda, perché è una domanda senza senso. Ogni risposta che richieda una domanda lo è, in effetti. Una risposta che richieda una domanda non può che essere un giochetto linguistico, oppure un concetto ingarbugliato, spesso entrambe le cose. Ciò che ti dico sempre te lo ripeto anche questa volta: la realtà è là fuori, davvero, ed è esperienza di ciò che accade, e non è una risposta a una domanda”.

Al mio sguardo stupito il coniglio rispose muovendo buffamente le orecchie verso destra, senza aggiungere altro. Allora mi sdraiai sul divano e chiusi gli occhi, provando a percepire ciò che mi stava attorno, liberandomi delle catene del pensiero. Poco dopo sentii il fruscio del suo pelo contro le pareti della tuba, seguito dal tonfo lieve di avanzi di carota buttati sul pavimento.

Published in: on dicembre 6, 2013 at 9:05 pm  Lascia un commento  
Tags: , , , , , , ,

Verdetti

“Benvenuto:”

“Questa è la tua fortezza. Calda, confortevole: questa è la tua casa.”

“Ora:”

“Con le azioni che compirai, puoi determinarne il destino. Perché anche il muro più spesso se trascurato crolla. E il calore può uscire dalle crepe alle finestre. E ciò che un tempo era gremito può trasformarsi in una tomba silenziosa.”

“Eppure – o forse perciò – i muri dividono e proteggono: puoi distruggerli o renderli più saldi, morire di vento o di aria stantia.”

“Un bastione nella tempesta, sicuro, vita al centro della morte.”

“Una prigione nella brezza, impenetrabile, morte al centro della vita.”

“E se provassi a guardare, per una volta, fuori (oppure dentro), vedresti…”

“…nient’altro che questo:”

“Tutto ciò che sei, sei stato, potrai mai essere. Le prospettive, le speranze, i fallimenti, l’elevazione, la caduta, il bianco oscuro e l’ombra luminosa, la trasformazione e l’immutato.”

Uscì dalla tuba a mezzo busto e sgranocchiò per qualche minuto una carota. Poi vi ribalzò dentro, senza troppi complimenti.

Un normale cappello. Un giorno come un altro.

Published in: on novembre 22, 2013 at 3:54 pm  Lascia un commento  
Tags: , , , , , , ,

L’ironica maieutica del tuba-coniglio

Comodamente seduto sull’orlo della tuba, il coniglio mi osservava con occhi divertiti. Trovava divertente quel mio crucciarmi tutto il giorno, ogni giorno (la sua preoccupazione unica, la fottuta carota).

Ondeggiava giocosamente le orecchie a destra e a sinistra, e muoveva il naso, e continuava a fissarmi, ma lo sguardo dopo qualche momento si era fatto più intenso.

“E tu perché pensi tanto?”, domandò.

“Credo di essere un pensatore, voglio dire, non riesco a non pensare alle cose. Voglio risolverle, naturalmente, migliorarle. Non è così che si fa? Ci si pensa un po’ su ed è fatta, o perlomeno immagino possa essere un buon inizio”

“Io non penso mai a nulla e non faccio mai nulla, ma non ho problemi a risolvere le cose. In effetti non vedo dove stiano, tutte queste cose da risolvere”

“Bé, ad esempio, dimmi, come fai quando finisci la tua scorta di carote, come fai senza uscire da quella tua dannata tuba?”

“Esco dalla tuba, oppure mangio rape, e comunque non vedo dove stia il problema”

“E le rape, come te le procuri?”

“E tu, come respiri?”

Published in: on novembre 7, 2013 at 11:57 am  Lascia un commento  
Tags: , , , ,

Viaggi trasversali: altri conigli [1]

1. Piccoli mondi.

Trasudano sicurezza e comprensione. Ma non è questo il problema. Controllano il proprio ambiente, felici, perché in esso ricoprono posizioni sociali di prestigio. Nemmeno questo, però. Sono piccoli principi in piccoli mondi. Posseggono un punto di vista ben saldo, e vedono quel poco che basta, ed è rassicurante: lo possono controllare bene. Le coroncine che portano sul capo luccicano intensamente e abbagliano gli occhi, ma migliorano certo il riflesso dell’ego allo specchio. Questa volta di un soffio ma no, non vedo dove stia il punto, non è il problema. In quasi tutti i casi se ne stanno lì, per anni, a godersi lo spettacolo, seduti sul trono. A godersi il potere. A godersi la saggezza. E a volte un coniglio gli sogghigna alle spalle – l’ho visto -, e a volte gli sputacchia addosso l’essenza delle cose, ma quelli sono troppo attenti al paesaggio angusto nello specchio per spezzare le corone accecanti e osservarlo davvero. Che cosa? Ciò che pochi orecchie-corte comprendono, è ovvio: il problema.

 

Il coniglio

Mese 10°, anno 25°. Provo per l’ennesima volta a estrarre il coniglio dal cappello, ma l’orecchiuto esserino non vuole saperne di uscire. Nemmeno questa volta. Se ne sta lì, rannicchiato, e ogni tanto rosicchia una carota. Quasi tutti abbiamo un coniglio nel cappello, sapete?, ma pochi sanno di averlo, ancor meno provano a estrarlo e quasi nessuno ci riesce. Il coniglio, si dice, sa un mucchio di cose. Cose come “andare in bicicletta con un melograno sospeso fra sopracciglio e naso” o “leggere un’intera enciclopedia in un solo giorno, a occhi chiusi”, o “trovare l’amore della vita e accontentarsene”. Però il coniglio se ne sta lì, nascosto, con tutta la sua conoscenza e saggezza, sgranocchiando saltuariamente la sua fottutissima carota solo per ricordarti della sua presenza. E’ un bastardo, il coniglio. Io col mio ci ho parlato, e il più delle volte non mi ha risposto, le altre mi ha sputacchiato addosso un commento salace per poi tornarsene a sgranocchiare. Ma quando cazzo finiscono quelle carote, coniglio? “Finché vivi io sgranocchio”, ha risposto. Coniglio bastardo, così non mi resta che ritentare… ma ti tirerò fuori per le orecchie, presto o tardi, sto affinando le mie tecniche.

Published in: on giugno 25, 2013 at 3:05 pm  Comments (2)  
Tags: , , ,