Riflessione sugli ultimi eventi (si ringrazia il coniglio per la carota)

Tutti quanti hanno deciso di riempirsi la bocca della parola “maturità”. E’ una coincidenza? No, ma sembra. In Italia non si chiama più così, la fine della prigionia, ma i giornali e la gente continuano a mettersela in bocca e a masticarla. La forma è cambiata, forgiata dai denti e dalla saliva. Vabé, machissenefrega. E in Spagna una “signora” mi dà dell’immaturo rifacendosi alla logica idiota dell’età anagrafica. Un coniglio millenario che conosco direbbe che è semplicemente divertente, e non dovrei neppure scriverne. E ha ragione, la gente è divertente. Ma scrivo per riempire un vuoto, là fuori, e svuotare la mente, qua dentro. L’andazzo, poi, è  ultimamente questo, e forse l’avrete notato: ho smesso di rileggere ciò che scrivo, così le cose vengono fuori più sincere, più vere (espressioni da reality show, e anche questo è divertente). E allora l’italiano muore un po’, ma prometto di accendere un cero, spento il computer. E tornando alla maturità, parliamoci chiaro: è una cazzata. Ovvero, è un involucro vuoto, che puoi riempire con la tua spocchia o lanciare contro chi la pensa diversamente, come un vaso da un balcone. Quella dei banchi e dei maestrini e delle interrogazioni, invece, è concreta come un muro. Ne ho scritto fino allo sfinimento, di quella prigione, ma la gente ama le sbarre, ama chiamare la gente piccola ignorante e accudirla contro la sua (iniziale) volontà. I pedagogisti hanno perfino inventato una professione su questa barbarie. Poi hanno inventato le lime, e le infilano a volte fra le pagine di un’antologia, o di un manuale universitario: la mia marca preferita è “scuola libertaria”, ma non è ancora un prodotto main stream. Intanto più che la Spagna, sto vivendo la Cina. Credevo di essere andato a ovest, e invece sono finito a est: allora è vero che la Terra è rotonda, e forse è per questo che la gente ci scivola sopra e si ritrova in altri luoghi, dove, se è un po’ più saggia di un’ortica, si rende conto che i posti non sono assegnati e ognuno gioca i suoi numeri. Il montepremi non vale nulla, o meglio, è un’altra parola vuota. Riempiamolo di Dio e del successo economico, e serviamo con un po’ di rucola. Il montepremi si mangia, e dicono sia buono (quelli che non l’hanno assaggiato, di solito). “E tu, coniglio, cosa ne pensi?”

“Che secondo me stai diventando pazzo.”

“Può anche essere, ma pazzo è un’altra…”

“Parola vuota, certo certo. Tieni, mangia una carota e stai zitto.”

(la carota non la rifiuto, che-fa-bene-a-tutto ed è buona, quindi chiudo qui e vi saluto. Alla prossima)

Vi dico ciò che penso adesso

Esistono varie strategie per conservare un segreto. Le principali sono: il silenzio di chi sa, la scarsa importanza dello stesso – che porta all’indifferenza e poi alla dimenticanza – e infine la sua eventuale natura improbabile. Nell’ultimo caso di solito chi conosce il segreto non si ingegna particolarmente a nasconderlo, consapevole che se pure la notizia venisse diffusa nessuno comunque vi crederebbe. I conigli-mentori-custodi sono, insieme al Santo Graal e  alla ricetta dei “malfatti” di mia nonna, fra i più improbabili dei segreti… così questo blog esiste per due ragioni: perché loro esistono e perché voi non lo credete possibile.

Distacco. Aneddoto. Una volta un uomo con barba e cappello, sulla cinquantina e occhi stanchi, mi ha chiesto sull’autobus che ora fosse. “Una domanda del genere è passata dall’essere consueta all’essere inconsueta”, pensai. Era il 2008, o il 2009. Piccola città nel nord Italia. Chi continua a farla dopo l’anno 2000, imperterrito nel suo anacronismo, può suscitare sorpresa nel suo interlocutore. Guardai il cellulare. E’ ciò che il sociologo Goffman definiva “rompere il gioco delle aspettative” – ma le parole usate non erano queste -, lo stracciare il copione e l’uscire dal personaggio che in quella situazione-epoca-luogo è normale recitare. Forse quando avrò cinquant’anni, la barba e il cappello sarà normale chiedere a un ragazzo sull’autobus che ne pensa il suo coniglio del risultato delle elezioni comunali del 2040. Lui potrebbe rispondermi in modo naturale, magari un po’ annoiato, sicuramente sollevato del fatto che la domanda non verta sull’ora.

Filosofia. Riflessione sicuramente spiccia. Il segreto è una cosa da non dire in campagna elettorale, una verità scomoda. Il compito della politica è sostanzialmente separare le persone dai segreti, la tattica è di certo il silenzio di chi sa, e a volte convincere il pubblico che tutto sia alla luce del sole. Teorie del complotto: David Icke, i rettiliani, le scie chimiche, i malfatti di cui sopra, altre cose che ora-non-ricordo. Tentano di normalizzare il segreto. Il problema del segreto è che se non ne sei a conoscenza non sai se esiste. Può essere una perdita di tempo, o una rivoluzione.

Sogni. La gente li tiene nel cassetto. Lavora una vita per trasformarli in una realtà tangibile. A volte se ne vergogna e compra cassetti rinforzati, per trasformare i sogni in segreti. Strano: la vergogna passa quando il sogno diventa reale. E’ l’imbarazzo dell’immaginario.

Tangenziale. Perché tangenziale?

Obiettivi. Per ora imparare lo spagnolo, già che qui lo parlano (finestra sul reale).  La biblioteca ha i tavoli di legno. Fuori alberi.

Viaggi trasversali: altri conigli [4]

4. Risposte.

 

 

 

 

 

 

 

Published in: on settembre 6, 2013 at 9:18 pm  Lascia un commento  
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Viaggi trasversali: altri conigli [3]

3. Particolari.

Camminando. Dalla biblioteca a casa. 6.10 del pomeriggio. Un passo dopo l’altro: scarsa attenzione. Penso a John Adams e alla sua idea di aristocrazia. Lui non ha mai pensato ai conigli. Il gradino del marciapiede non l’avevo visto. Inciampo ma non cado. Risveglio. Proseguo. Adesso faccio caso al bambino in bicicletta. Un istante ed è passato. Un coniglio gli corre dietro col fiatone. Indossa una bella tuba. Entro nel parchetto perché “da lì taglio e faccio prima”. Il verde dell’erba mi fa pensare a un’insalata. Fame, mi distraggo. Quando ritorno sono fuori dal parco, ancora cento metri e: casa. Li percorro e non penso a niente. Rilassante. Apro la porta che accede al condominio girando le chiavi nella toppa. Entro. Salgo le scale. Eccetera. Mi metto al computer. Sul blog: login, articoli, nuovo, scrivo: “camminando… ecc.”. Metascrittura, probabilmente.

Published in: on settembre 4, 2013 at 4:34 pm  Lascia un commento  
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Viaggi trasversali: altri conigli [2.1]

2.1. Intermezzo: la strada.

Il piccolo monte dove ero salito a osservare lo sto scendendo lentamente, e così il paesaggio continua a vorticarmi attorno, perché la strada scivola a spirale fino alla valle. Nella valle una vasta moltitudine si agita con entusiasmo nella notte, sorride e scherza, si diverte, beve, mangia, va in bagno, a volte dorme. Dalla strada però si perdono i particolari, perché “o guardo fuori la gente o guardo fuori la strada”. Panorama o incidenti, “Giusto, sgranocchia-ortaggi?”. Nessuna risposta dal cappello.  Continuo a indagare sugli altri, allora, sperando gli siano in qualche modo simili. La strada prosegue e si biforca. Vado a destra, sinistra, mi fermo? Guardo, scendo, cammino, torno a casa e rifletto? Il coniglio sgranocchia comunque, per ora. Il tempo passa.

Published in: on settembre 4, 2013 at 8:32 am  Lascia un commento  
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Viaggi trasversali: altri conigli [2]

2. Universo.

Sdraiato sull’erba in una notte d’agosto penso: le stelle sono tante. La città con le sue luci moltiplica quelle in basso, ma quelle in alto sono perse nella foschia. Gli esperti delle stelle in alto studiano a Yale e a Cambridge, e le persone generalmente li stimano. Gli esperti delle stelle in basso studiano negli istituti tecnici, e se una stella si guasta li chiami e loro la riaccendono per te. Sono abbastanza efficienti. Io intanto sto sdraiato, aspettando che lentamente il cielo si illumini e la terra si addormenti: pare vi sia una sorta di equilibrio che impedisce la troppa luce. Uno di loro sgranocchia una carota e mi sussurra alle spalle, il primo a farlo con quel tono: “forse hai qualcosa, ma non è essenziale, è solo… brillante!”. Allora mi alzo in piedi e torno in macchina. L’accendo e parto.

Published in: on settembre 3, 2013 at 6:52 pm  Lascia un commento  
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Viaggi trasversali: altri conigli [1]

1. Piccoli mondi.

Trasudano sicurezza e comprensione. Ma non è questo il problema. Controllano il proprio ambiente, felici, perché in esso ricoprono posizioni sociali di prestigio. Nemmeno questo, però. Sono piccoli principi in piccoli mondi. Posseggono un punto di vista ben saldo, e vedono quel poco che basta, ed è rassicurante: lo possono controllare bene. Le coroncine che portano sul capo luccicano intensamente e abbagliano gli occhi, ma migliorano certo il riflesso dell’ego allo specchio. Questa volta di un soffio ma no, non vedo dove stia il punto, non è il problema. In quasi tutti i casi se ne stanno lì, per anni, a godersi lo spettacolo, seduti sul trono. A godersi il potere. A godersi la saggezza. E a volte un coniglio gli sogghigna alle spalle – l’ho visto -, e a volte gli sputacchia addosso l’essenza delle cose, ma quelli sono troppo attenti al paesaggio angusto nello specchio per spezzare le corone accecanti e osservarlo davvero. Che cosa? Ciò che pochi orecchie-corte comprendono, è ovvio: il problema.

 

La morale del trucco

La morale del trucco è questa: cammuffare la realtà. Sempre più persone seguono la morale del trucco. Le donne all’inizio, con cosmesi superficiali. Poi molti altri, e il trucco è andato più in profondità, nell’animo, e si è diffuso all’esterno, alle altre persone, ma anche agli oggetti, alle idee, alle cassapanche e perfino a quei fastidiosi volatili grigi che infestano le città. La morale del trucco è ovunque, solo che essendo il suo scopo quello di nascondere l’ovvio, finisce ovviamente per rendere ovvio qualcos’altro. Così l’ovvio diventa: le cazzate dei media, i manuali scolastici, il buonumore delle pillole, il progresso delle macchine e poi tante altre cose ancora, tutte imbottite di cosmesi. Gli intellettuali della nuova morale scherniscono l’ovvio in quanto niente può esserlo, e tutto dev’essere naturalmente molto più complicato ed elucubrato per essere vero. Elucubrazione è il nome altisonante di una nuova cosmesi prescritta da insigni professori e prestigiose accademie universitarie. L’esito dell’elucubrazione è questo: ulteriore elucubrazione. E così l’ovvio si perde, è nascosto, è irraggiungibile? Forse. Io non lo so. Se qualcuno l’ha visto o lo sta cercando come me, mi contatti. Qui, anche. L’ovvio è scomparso ai miei occhi. La cosmesi è fin troppo evidente.

Riflessioni personali da facebook (in continuo aggiornamento)

29/06/2013

Probabilmente non durerei un mese come assistente sociale… gli alcolizzati verrebbero nel mio ufficio con una bottiglia vuota e ne uscirebbero con due piene e un biglietto di auguri. Dopo un po’ mi recherei in una di quelle comunità dove ci sono tante verità in ogni tasca e farei saltare in aria l’intera baracca. Tutte le verità fluttuerebbero allora nell’aria, sopra le macerie del perbenismo, e alla luce del sole vedrebbero sciolta la patina di autorevolezza che le avvolge, per svelare l’essenza molto meno nobile di un radicato pregiudizio.

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27/06/2013

Il mondo ci dice: “correte!”. Non ci dice la direzione. Molti passano la vita a cercarla, e intanto corrono, sempre più veloci. Alcuni pensano che il fine sia il viaggio, ma poi si perdono nella retorica e annegano in un mare di parole. I pochi che non iniziano a correre subito, per un motivo o per un altro, sentono anche il resto della frase. Io non so quale sia, mi sono messo a correre subito, pensavo che il jogging facesse bene, e poi volevo raggiungere qualcosa. Tuttavia credo che la frase possa anche proseguire così: “no, dai, stavo scherzando… hei, dove cazzo correte tutti quanti?!” Che simpatico, il mondo. Da qui forse il detto “divertirsi un mondo”.

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27/06/2013

Catalogare l’arte è ucciderla. Studiare l’arte è studiare il riflesso del suo cadavere. La morte può essere veloce come carta che brucia e si spegne in cenere, oppure lenta e dolorosa e scandita da verifiche, capitoli, compiti a casa e note sul registro.

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01/07/2013

Mi piacerebbe che il suicidio fosse inserito esplicitamete nella carta dei diritti dell’uomo, e che le legislazioni nazionali lo recepissero. “Tutti gli uomini e le donne hanno il diritto a suicidarsi, quale che sia la ragione che li spinga a farlo. Nessuno ha il diritto di impedire il suicidio di un uomo o di una donna con la costrizione fisica o psicologica”. Perché una persona non è veramente libera senza avere a portata di mano una via di uscita, non può veramente giocare a nessun gioco se non gli viene concesso anche il diritto fondamentale di prendere la sua pedina e andarsene. Di dire: mi arrendo, mi ritiro. Vedete, c’è una profonda differenza fra questo e il mandare all’aria il tavolo: gli altri possono continuare a giocare.

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01/07/2013

Il “farlo per il suo bene” è l’arma più insidiosa del dispotismo. È stato alla base dell’esportazione della democrazia, del colonialismo, della subordinazione delle donne, della schiavitù, dei sistemi scolastici repressivi e della reclusione dei malati di mente. Consiste nel considerare verità il proprio pregiudizio e volerlo inculcare agli altri con la forza.

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07/11/2013

Gli uomini nascono come alberi capovolti, con le radici fluttuanti nelle libertà del cielo, e con le fronde protese a sondare il terreno. E noi a spuntare le foglie dai rami, e ad affondarli nel terriccio per farne solide radici.

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07/11/2013

Compassione per i filosofi, nelle loro torri d’avorio, assediati da elefanti incazzati.

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07/11/2013

Il conformismo è anticonformismo massificato. Un’eventualità storica non priva di una certa ironia.

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20/11/2013

Di certo: il pensiero è un’astrazione. Di certo: Il concetto è un’astrazione nitida. Per questo: non si può comprendere la realtà e pensare alla realtà al medesimo tempo. Ma l’intellettuale si sforza di comprenderla, di studiarla, e inevitabilmente finisce per giocare con le astrazioni e i concetti degli altri: li rielabora, li confuta, li fa rinbalzare in giro per le pagine di libri e giornali, li imbriglia in sontuose punteggiature: per poi dire: “quella è la realtà”, o “quella dovrebbe esserlo” o “altre cose simili”. E la realtà se ne sta lì, da qualche parte, inosservata e un po’ stupita, fuori dalla mente della gente, impegnata in un gioco di sguardi con gli ignoranti, i monaci e gli idioti.

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Published in: on giugno 30, 2013 at 8:37 am  Lascia un commento  
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L’autorità sono gli altri

 

 

Non è l’autorità il vero tiranno

non sono le sue azioni o le sue vesti

né il suo scettro o il suo scranno più alto di una spanna:

è il significato che gli si conferisce,

che annulla il senso delle parole degli altri.