Riflessioni e impressioni sul 4° incontro Nazionale della Rete per l’Educazione Libertaria

E così ho deciso di fare un passo avanti. Dopo aver scoperto, solo qualche mese fa, l’esistenza della viva utopia delle scuole libertarie e democratiche (il mio sogno di bambino che si fa reale), e dopo aver scritto un paio di articoli a riguardo (che potete trovare qui e qui) e letto qualche libro sull’argomento, lo scorso weekend ho partecipato a Rimini all’incontro nazionale annuale organizzato dala rete per l’educazione libertaria, movimento che riunisce e coordina quasi tutte le scuole democratiche italiane, e a cui erano presenti genitori, maestri, pedagogisti e semplici curiosi (non molti, a dire il vero).

E’ stato come immergersi in un altro mondo. I numerosi bambini presenti, figli di genitori libertari, si comportavano in modo tranquillo e sicuro di sé, e in due giorni non ho visto uno solo di loro essere ripreso o sgridato da un adulto (parliamo di bambini anche molto piccoli, sotto i 5 anni). Ho conosciuto diversi maestri insoddisfatti della scuola tradizionale e alla ricerca di un’alternativa meno gerarchica, più creativa e a misura di bambino. Alcuni di essi l’alternativa l’avevano già trovata da tempo, e stavano portando avanti piccole scuole democratiche con buoni risultati.

Mi aspettavo conferenze frontali, invece la struttura era quella del workshop: piccoli gruppi dai 5 ai 30 partecipanti che discutevano, di solito seduti in circolo, di temi quali la figura dei genitori nell’educazione libertaria, le realtà già attive in Italia o i problemi che le normative dei vari paesi frappongono alla motivazione di chi vuole fondare una nuova scuola. Sebbene in ogni incontro fosse presente un moderatore/relatore esperto sull’argomento, ognuno dei partecipanti poteva intervenire, fare domande o proporre idee, anche personali. Il resoconto del lavoro dei vari gruppi sarà pubblicato nei prossimi giorni sul sito ufficiale della rete, all’indirizzo www.educazionelibertaria.org.

L’impressione complessiva è stata dunque quella di tante realtà in espansione, sempre più coordinate fra loro e al tempo stesso convinte dell’importanza di mantenere vive le proprie peculiarità; realtà portate avanti da tanti maestri e genitori  che credono che una  scuola diversa sia possibile, e lo dimostrano giorno per giorno, attraverso la costruzione di relazioni maestro-allievo e genitore-bambino improntate all’uguaglianza, all’autodeterminazione e alla responsabilità. Come diceva Alexander Neill: libertà, non licenza. A quanti rispondono scettici che si tratta di un’utopia, che i bambini sono per natura irresponsabili e violenti, che bisogna insegnare loro la disciplina perché non sono in grado di autoregolarsi, la risposta che ogni giorno i genitori e i maestri libertari danno non è una risposta teorica, ma un invito a guardare: a guardare il sorriso sul volto dei bambini liberi, la loro voglia di imparare, il loro comportarsi con sicurezza e gentilezza.

Non vorrei però apparire troppo ottimista. La strada da fare è ancora lunga, e le scuole libertarie, seppure in espansione nel mondo, in Europa e in Italia, sono ancora poche, isolate geograficamente e spesso precarie a livello finanziario. Tuttavia credo che la strada sia quella giusta. C0me ho detto, il sogno di bambino che si fa realtà. Ora quel sogno occorre tenerlo vivo, e alimentarlo giorno per giorno. Per questo invito i pochi lettori di questo blog a far conoscere queste realtà, a parlarne ad amici e familiari, soprattutto a chi ha bambini piccoli e, perché no, a venire a Friburgo, all’incontro dell’EUDEC [1] che si terrà a fine luglio. Maggiori informazioni le potete reperire sul sito ufficiale dell’EUDEC.

Voglio concludere con una bella citazione tratta dal libro “I ragazzi felici di Summerhill”, di Alexander Neill [2], scritto agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso:

“Come possiamo avere famiglie felici piene d’amore, se la famiglia stessa non è altro che il frammento di una nazione che dimostra l’odio sociale in tutti i modi possibili? Si può capire perché io non concepisco l’educazione in termini di esami, di lezioni, di apprendimento. La scuola sfugge al suo compito fondamentale: tutto il greco, la matematica e il latino del mondo non servono a rendere una famiglia più  felice, a liberare i bambini dalle loro inibizioni e i genitori dalle loro nevrosi.

Il futuro di Summerhill in sé ha poca importanza, ma il futuro dell’idea  che essa propugna è per la società della massima importanza. Si deve dare alle nuove generazioni la possibilità di crescere libere. Concedere libertà significa concedere l’amore. E solamente l’amore può salvare il mondo.”

Al prossimo post.

note:

1) European Democratic Education Community. Si tratta di un’organizzazione, nata in Germania nel 2008, che si pone l’obiettivo di coordinare e supportare (anche finanziariamente) le scuole europee che si ispirano al modello libertario. Svolge inoltre attività di supporto a chi progetta di avviarne una.

2) Alexander Neill (1883-1973), pedagogista e insegnante, diede vita e diresse per più di 50 anni, dal 1921 al 1973, la scuola democratica di Summerhill, una delle prime al mondo e ancora oggi attiva.

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