Il DSM, la Chiesa e i nuovi peccatori

Ed ecco qui l’ultima magia dell’APA: ora nuove “malattie mentali” inventate potranno essere curate dagli pseudomedici-psichiatri. Nessuno si chiede dove siano le prove scientifiche dell’esistenza di queste malattie, perché sono loro gli scienziati e naturalmente non sono tenuti a mostrarle (si legga: non esistono)! Naturalmente è evidente – guardando alla superficie – che il sole gira attorno alla terra così come la depressione è causata dalla chimica. Se si sondasse nell’animo umano con un telescopio più raffinato, si potrebbero forse scorgere quelle motivazioni, quei disagi, quei modi di essere e di pensare, quei significati e quei valori (o quei disvalori – ma chi può distinguerne con certezza la differenza?) che, come la gravità nel cosmo, orientano ogni astro in direzioni apparentemente casuali ma intrinsecamente significative. La psichiatria ha bisogno di una rivoluzione copernicana. Gli psichiatrizzati ne hanno bisogno. La Chiesa del determinismo comportamentale deve proteggere i suoi dogmi, ma gli uomini saggi aprano gli occhi e guardino le stelle!

In tutto questo le farmaceutiche si sfregano le mani e non a torto: il consumo di psicofarmaci è in aumento praticamente ovunque nel mondo e le domande di riforma sono state (dopo le brevi e poco incisive proteste degli anni sessanta e settanta) praticamente annichilite.

La cosa ironica è che chi accusa la psichiatria di essere a-scientifica viene sollecitato a fornire prove che lo dimostrino (e le prove ci sono, naturalmente, e sono tante), mentre quando sono gli psichiatri a essere chiamati a dimostrare che le loro supposizioni sulla connessione fra chimica e disagi psichici sia di natura causale e non collaterale (ossia che sia la chimica a causare i disagi psichici e non i disagi psichici a ripercuotersi indirettamente sui processi chimici del cervello), essi si trincerano nella torre d’avorio della loro supposta sapienza accademica e tacciono. Oppure espongono dati statistici che mostrano appunto rapporti di correlazione e non necessariamente di causa-effetto. O ancora accusano i membri dei movimenti antipsichiatria, per la maggior parte ex psichiatrizzati, di essere “quello che sono”: ex malati di mente, persone di serie B da non prendere troppo sul serio.

La soluzione a tutto questo è però dannatamente semplice: in primo luogo applicare le riforme liberali conquistate in questi ultimi due secoli anche all’istituzione psichiatria, in secondo luogo conferire ai cosiddetti malati di mente i diritti civili che spettano loro. Dunque non persecuzione della Chiesa ma libertà di culto: chi lo desideri si giudichi pure peccatore e riceva comunione ed acqua santa, ma chi non vuole farlo non venga trascinato forzatamente in chiesa in virtù del giudizio del clero.

Per questo breve intervento mi fermo qui. Volevo solo darvi la notizia, senza pretendere di analizzare un tema così complesso in poche righe. Forse ritornerò sull’argomento prima o poi, con un articolo-inchiesta serio o magari addirittura un saggio breve.

Alla prossima.

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Published in: on gennaio 16, 2013 at 11:22 am  Comments (2)  
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Breve riflessione sulle realtà extrafisiche

La scienza moderna, fondata sul metodo sperimentale come criterio di verifica delle proprie ipotesi, presuppone un’attività di verifica che altri siano in grado di visionare.
Un’attività di verifica che altri siano in grado di visionare presuppone a sua volta l’utilizzo di organi sensoriali per osservarne il risultato.

Un tale metodo non possiede di conseguenza le caratteritiche adatte
a sondare ogni possibile realtà, ma unicamente realtà tangibili ai cinque sensi. Nel caso esistessero realtà, o interi universi ove questi cinque sensi non vedano, allora un tale metodo non potrebbe mai verificarne, men che meno provarne, l’esistenza.

Realtà ipotetiche quali la metempsicosi, la telepatia o l’esistenza di entità extrafisiche non possono essere indagate da un tale metodo.
Ritengo che un metodo di verifica di tali ipotesi debba per forza di cose basarsi su criteri esperenziali: tali realtà sarebbero allora, se mai esistessero, probabilmente esperibili ma altrettanto probabilmente non dimostrabili.
Essendo, ad esempio, l’esteriorizzazione descrivibile come un allontanamento dell’io cosciente dal corpo ed essendo i sensi propri del corpo, non sarebbe possibile, ipotizzando che questo io cosciente fosse privo di connotazioni fisiche, dimostrarne l’esistenza con strumenti fisici.
Cionondimeno costituirebbe realtà, perché sperimentabile dalla persona.

Da ciò deduco che lo scetticismo della fisica nei confronti della metafisica non sia tanto dovuto ad una sicura mancanza di prove di quest’ultima, quanto alla sostanziale differenza metodologica sulla quale si basano fisica e metafisica.

Published in: on dicembre 19, 2010 at 1:46 pm  Lascia un commento  
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Una prospettiva zen

In questi giorni mi sono ritrovato tra le mani un vecchio tomo contenente saggi sul buddhismo zen.

Credo fosse di mio padre e non so davvero dire come sia finito un giorno su uno scaffale della mia libreria sepolto fra gli altri miei libri. Spinto dall’interesse per le filosofie orientali che nel corso degli anni mi ha portato a leggere testi indù, buddhisti e taoisti, ieri sera ho preso a sfogliarlo, e ho così scoperto un breve testo scritto da un maestro cinese del settimo secolo dopo cristo, chiamato Hsin hsin ming (ho trovato diverse traduzioni italiane del titolo, tutte molto poetiche, fra le quali “libro del nulla” e “sullo spirito credente”).

Che dire, mi ha aperto gli occhi, e mi sento di consigliare a tutti di concedergli almeno un’occhiata, non importa quale sia la vostra fede religiosa, perché è un testo che va al di là della religione.

D’accordo, ho iniziato il post intenzionato a parlarvi di Zen, ma ora mi rendo conto di quanto sia difficile tale proposito.

Perché la filosofia Zen (o Chen in Cina, dove è nata) è costruita tutta attorno al precetto della non speculazione, intorno al rifiuto del pensiero, e in ultima analisi intorno al rifiuto della conoscenza stessa (intesa come accumulazione e archiviazione di dati),  sulla contemplazione della realtà senza filtri. Parlare di filosofia Zen è in effetti quasi un ossimoro.

Molti ritengono lo Zen una pratica ascetica, ma questo è proprio ciò che lo Zen non è! Esso consiste, ed è facile in questo ravvisare punti di contatto con il Taoismo delle origini [1], nel vivere la propria vita, non fuggendo da essa ma vivendo nel momento presente, senza fughe in un passato nostalgico o in un futuro di speranza, e senza cercare la verità poiché “non avere alcuna verità su cui discorrere significa discorrere sulla verità” [2].

La comprensione del mondo è qualcosa che si sviluppa attraverso l’esercizio delle proprie mansioni quotidiane, con la pratica della meditazione (che però non è un isolarsi dal mondo, ma al contrario l’esercizio di guardare al mondo senza filtri mentali [3]), seguendo la natura delle cose senza forzarle. E però la comprensione non è lo scopo ultimo dello Zen, né lo è il raggiungimento dell’illuminazione.

Qual’è allora lo scopo e l’essenza dello Zen? A un discepolo che gli sottoponeva questa domanda il famoso maestro Josshu domandò:

“Hai finito di mangiare?”

“Sì maestro, ho finito”

“Allora, và a lavare le stoviglie!”

Lo Zen è ricco di aneddoti di questo tipo, proprio in quanto la comprensione, non essendo raggingibile attraverso la mente, si dischiude davanti a chi applica lo Zen attraverso la separazione da essa e dunque da tutte le speculazioni, da tutti i dualismi (bene-male, giusto-sbagliato ecc.) e tutte le emozioni negative che essa comporta.

Lo Zen ci insegna a liberarci dalle tensioni, dallo stress, dalle pressioni di una società sempre più frenetica. Per questo credo sia qualcosa di veramente utile per l’uomo moderno, ancor più che per gli antichi, in occidente come in oriente.

note:

1) cfr. in particolare il daodejing e il chuang tzu.

2) dal Prajnaparamita sutra, citato in “Saggi sul Buddhismo Zen” di D.T. Suzuki.

3) “Quando non sorgono pensieri discriminatori, la mente cessa di esistere” (Hsin hsin ming, traduzione dall’inglese di Andrea Mosca)

Published in: on dicembre 18, 2010 at 7:16 pm  Lascia un commento  
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