Una prospettiva zen

In questi giorni mi sono ritrovato tra le mani un vecchio tomo contenente saggi sul buddhismo zen.

Credo fosse di mio padre e non so davvero dire come sia finito un giorno su uno scaffale della mia libreria sepolto fra gli altri miei libri. Spinto dall’interesse per le filosofie orientali che nel corso degli anni mi ha portato a leggere testi indù, buddhisti e taoisti, ieri sera ho preso a sfogliarlo, e ho così scoperto un breve testo scritto da un maestro cinese del settimo secolo dopo cristo, chiamato Hsin hsin ming (ho trovato diverse traduzioni italiane del titolo, tutte molto poetiche, fra le quali “libro del nulla” e “sullo spirito credente”).

Che dire, mi ha aperto gli occhi, e mi sento di consigliare a tutti di concedergli almeno un’occhiata, non importa quale sia la vostra fede religiosa, perché è un testo che va al di là della religione.

D’accordo, ho iniziato il post intenzionato a parlarvi di Zen, ma ora mi rendo conto di quanto sia difficile tale proposito.

Perché la filosofia Zen (o Chen in Cina, dove è nata) è costruita tutta attorno al precetto della non speculazione, intorno al rifiuto del pensiero, e in ultima analisi intorno al rifiuto della conoscenza stessa (intesa come accumulazione e archiviazione di dati),  sulla contemplazione della realtà senza filtri. Parlare di filosofia Zen è in effetti quasi un ossimoro.

Molti ritengono lo Zen una pratica ascetica, ma questo è proprio ciò che lo Zen non è! Esso consiste, ed è facile in questo ravvisare punti di contatto con il Taoismo delle origini [1], nel vivere la propria vita, non fuggendo da essa ma vivendo nel momento presente, senza fughe in un passato nostalgico o in un futuro di speranza, e senza cercare la verità poiché “non avere alcuna verità su cui discorrere significa discorrere sulla verità” [2].

La comprensione del mondo è qualcosa che si sviluppa attraverso l’esercizio delle proprie mansioni quotidiane, con la pratica della meditazione (che però non è un isolarsi dal mondo, ma al contrario l’esercizio di guardare al mondo senza filtri mentali [3]), seguendo la natura delle cose senza forzarle. E però la comprensione non è lo scopo ultimo dello Zen, né lo è il raggiungimento dell’illuminazione.

Qual’è allora lo scopo e l’essenza dello Zen? A un discepolo che gli sottoponeva questa domanda il famoso maestro Josshu domandò:

“Hai finito di mangiare?”

“Sì maestro, ho finito”

“Allora, và a lavare le stoviglie!”

Lo Zen è ricco di aneddoti di questo tipo, proprio in quanto la comprensione, non essendo raggingibile attraverso la mente, si dischiude davanti a chi applica lo Zen attraverso la separazione da essa e dunque da tutte le speculazioni, da tutti i dualismi (bene-male, giusto-sbagliato ecc.) e tutte le emozioni negative che essa comporta.

Lo Zen ci insegna a liberarci dalle tensioni, dallo stress, dalle pressioni di una società sempre più frenetica. Per questo credo sia qualcosa di veramente utile per l’uomo moderno, ancor più che per gli antichi, in occidente come in oriente.

note:

1) cfr. in particolare il daodejing e il chuang tzu.

2) dal Prajnaparamita sutra, citato in “Saggi sul Buddhismo Zen” di D.T. Suzuki.

3) “Quando non sorgono pensieri discriminatori, la mente cessa di esistere” (Hsin hsin ming, traduzione dall’inglese di Andrea Mosca)

Annunci
Published in: on dicembre 18, 2010 at 7:16 pm  Lascia un commento  
Tags: , , ,