“Perché non scrivi?”

“Perché non scrivi?” mi chiese il coniglio. Erano le 4 del pomeriggio, e mi trovavo nel mio appartamento a Barcellona alle prese con le battute finali di una fase della mia vita che lasciava il passo a un futuro di non-lo-so: stavo scrivendo la tesi del master e preparandomi per gli ultimi due esami. Quella domanda mi colse alla sprovvista, perché di solito ero io a fare le domande.

“Hai ragione, non scrivo da un po’ di tempo, sia sul blog che su decrescita.com, ma per ragioni diverse…”

Il coniglio si limitava ad osservarmi, sguardo perplesso e orecchie buffamente piegate verso destra.

“… non ho più scritto sul blog per mancanza d’ispirazione, principalmente, e per lo stress. Nei periodi di stress, del resto, l’ispirazione è la prima a soffrirne. Per quanto riguarda i miei articoli più seri, beh, sono intrappolato nella banalità della catastrofe.”

“Banalità della catastrofe… no, non hai bisogno di spiegare, so già che sarà estremamente noioso e praticamente inutile.”

“Però ti spiego lo stesso, lungorecchie. La banalità della catastrofe significa questo: 6/7/8/non-ricordo-quanti anni fa mi interessai all’ecologia, e iniziai a leggere miriadi di libri, articoli, cose-varie e ogni cosa era sconvolgente. Molte, moltissime cose che la gente non sa e che stanno succedendo nel mondo, e non solo là, lontano, ma anche qui, vicino. Allora che fare: “ne scrivo, ne parlo ad altri, cerco soluzioni”. E, dopo un po’, approdo su decrescita.com, e lì ho scritto negli ultimi 4 anni. E intanto continuavo a leggere, a informarmi. Col passare del tempo, mi resi conto che le cose che leggevo, le avevo già lette da altre parti. Le informazioni si ripetevano. E negli articoli, la stessa cosa. Allora inziai ad approfondire, ma più ne parlavo, più ne scrivevo, più ne discutevo, più tutto diventava banale, scontato. E allora sì, è questa la banalità della catastrofe: è il mondo che muore, e tu che vai fuori a bere qualcosa, con gli amici, parlando dei mondiali di calcio. Per questo ho deciso di prendermi una pausa, non so quanto lunga. Forse è quasi finita, forse è appena iniziata.”

Ma il coniglio stava già dormendo, il muso abbandonato sull’orlo del cilindro nero. Allora che fare? Aggiorniamo il blog! E passati dieci minuti eccomi qua, poche righe dopo, a scrivere la parola… una parola originale? Ma no, alla fine diventa tutto banale, banale come il più classico dei classici: fine.

Published in: on giugno 18, 2014 at 2:21 pm  Comments (2)  
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