La morale del trucco

La morale del trucco è questa: cammuffare la realtà. Sempre più persone seguono la morale del trucco. Le donne all’inizio, con cosmesi superficiali. Poi molti altri, e il trucco è andato più in profondità, nell’animo, e si è diffuso all’esterno, alle altre persone, ma anche agli oggetti, alle idee, alle cassapanche e perfino a quei fastidiosi volatili grigi che infestano le città. La morale del trucco è ovunque, solo che essendo il suo scopo quello di nascondere l’ovvio, finisce ovviamente per rendere ovvio qualcos’altro. Così l’ovvio diventa: le cazzate dei media, i manuali scolastici, il buonumore delle pillole, il progresso delle macchine e poi tante altre cose ancora, tutte imbottite di cosmesi. Gli intellettuali della nuova morale scherniscono l’ovvio in quanto niente può esserlo, e tutto dev’essere naturalmente molto più complicato ed elucubrato per essere vero. Elucubrazione è il nome altisonante di una nuova cosmesi prescritta da insigni professori e prestigiose accademie universitarie. L’esito dell’elucubrazione è questo: ulteriore elucubrazione. E così l’ovvio si perde, è nascosto, è irraggiungibile? Forse. Io non lo so. Se qualcuno l’ha visto o lo sta cercando come me, mi contatti. Qui, anche. L’ovvio è scomparso ai miei occhi. La cosmesi è fin troppo evidente.

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Una riflessione estemporanea sugli intellettuali della tarda modernità

Ci stavo pensando proprio ora: il problema degli intellettuali della tarda modernità, qui in Italia, è che una parte di loro si è emancipata dall’ideologia per abbandonarsi all’interesse personale o di fazione, e tutti gli altri cercano di riesumarne il cadavere, dell’ideologia, agghindarlo con nuove parole e farlo passare per soluzione innovativa e totale. Ma li tradisce la puzza, e i vermi che strisciano fuori dalle giacche alla moda: un cadavere è sempre un cadavere. Poi guardo ai giovani, quelli più svegli, quelli che probabilmente diventeranno gli intellettuali del futuro. Ne ho conosciuti diversi. Tendono a scegliere un’ideologia e contrapponendola a tutte le altre si giudicano anticonformisti, e poi ripetono esattamente quello che sentono dire dagli altri conformisti, criticando sistematicamente il sistema da una posizione parziale e che non comprendono. Si abbandonano ai sentimenti, in molti casi. Alla rabbia. Non accettano argomentazioni ma solo ideali. E dopo un po’ iniziano anche loro a puzzare. A volte si riuniscono e manifestano. Urlano slogan chiedendo il paradiso, senza avere idea di come si sia giunti all’inferno né di come se ne possa uscire. E non definiscono le loro parole. E’ colpa delle banche: quali banche? E’ colpa del governo: cosa si sarebbe dovuto fare invece? E’ colpa delle multinazionali, della globalizzazione, della finanza, della… e il cadavere puzza, puzza sempre di più. E pensano per categorie, i giovani intellettuali. La destra, la sinistra. Il socialismo, il liberismo. Ma se provi a farli riflettere, a chiedere loro di suddividere, di sezionare più in profondità, tendono a non rispondere, a non pensare. Oppure ti classificano come il nemico, quello della fazione opposta. E il cadavere continua a puzzare, e iniziano a farlo anche loro. E il problema di tutti gli altri, quei pochi, il problema di chi ancora non ha scelto il suo cadavere né ceduto all’egoismo, il loro problema è un altro: la democrazia. Perché con una maggioranza necrofila ed egoista la democrazia può solo autoperpetuare tutto questo. Sì, anche la democrazia, ahimé, sta iniziando a puzzare…