Cincìn!

Quando avrà analizzato ogni singolo granello d’umanità nell’Uomo, cosa sarà rimasto dell’Uomo?
Quando avrà posto ogni quadro dietro una teca di vetro cosa sarà rimasto dell’arte?
Definendo, classificando, analizzando l’umanità si uccide l’umanità.
Definendo, classificando, analizzando l’arte si uccide l’arte.
Quando ti avvicini, le imperfezioni appaiono chiare, ma la visione sbiadisce: un quadro impressionista a un palmo dal naso.
Quando socchiudi gli occhi e spegni la luce, le immagini fluiscono e i sogni si trasformano in meraviglia: un insight d’ispirazione mentale e sensoriale.
Armato di lente d’ingrandimento e vocabolari appone etichette: e così definisce la visione e ne distrugge la bellezza. Spargendo macerie storiografiche e trattati la seppellisce di didascalie.
Perché chi apprezza veramente non comprende quasi nulla. E chi comprende completamente non apprezza davvero.
Una pozza d’acqua mossa dal vento sotto un cielo senza stelle: non disturbare la quiete! non intralciare il movimento!
Ma sono milioni, e accendono la luce e imbottigliano l’acqua, ci appiccicano sopra una marca colorata e sostengono che nuvole e brezza abbian creato la bottiglia. Sic transit gloria mundi. Cincìn.

Published in: on novembre 19, 2014 at 2:19 pm  Comments (1)  
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Una risata, forse

Il mondo ha bisogno di immaginazione. L’avete notato anche voi? Si parla della necessità di essere tutti istruiti, perché l’istruzione garantisce il lavoro, fortifica la democrazia, aiuta il progresso. E dell’immaginazione nessuno parla. Nemmeno un fottuto titoletto nell’ultimo dei quotidiani. Quando si parla d’arte, poi, naturalmente si sta parlando di cultura! Ah-ah! ma davvero? Arte e cultura? Non ci siamo proprio, solo a me sembrano opposti come terra e cielo? L’arte diventa cultura solo quando è morta! Possibile che nessuno se ne renda conto? L’arte viva è… cultura? No, è immaginazione! E ci vuole immaginazione, almeno un pizzico, per comprenderla. Invece la gente pende dalle labbra dei becchini dell’arte, i critici dall’occhio vitreo, formati nelle università, gli analisti dei corpi senza vita dell’arte del passato. Va bene, ma non è questo il punto. Il problema non è l’arte, ma l’immaginazione della gente comune. Si sta perdendo fra gli scaffali dei supermercati, e fra i banchi delle scuole, drenata dai filtri dell’omologazione istituzionale. Ribellione cazzo. E’ necessaria. Ma non quella dell’associazionismo giovanile vincolato a vecchie ideologie,  schiavo del passato e incanalato in strade già percorse. Rompere gli schemi, insieme e in gruppo, è quello che ci vuole, ma senza crearne di nuovi. Per incrinare questa gabbia dorata, che chiude le menti e i cuori fra i luccichii della sua banale sicurezza. Un grande gruppo lo abbiamo già perduto: sono quelli che non si sono mai posti domande, i bravi studenti e i bambini obbedienti, gli ubriachi-ma-non-troppo del sabato sera, i benpensanti del “non ci si può far niente” insieme a quelli del “tutto va bene così com’è”. E alla fine per spezzare il circolo del quotidiano e imparare a pensare liberamente occorre immaginare. Avere il coraggio di essere senza senso. Di apparire stupidi o banali. Di finire una riflessione prima del tempo, senza riflettere, magari con una frase che non c’entra nulla, che avremmo paura di dire per non sfidare la sintassi. Una risata, forse.

Published in: on giugno 20, 2013 at 3:04 pm  Lascia un commento  
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