Cincìn!

Quando avrà analizzato ogni singolo granello d’umanità nell’Uomo, cosa sarà rimasto dell’Uomo?
Quando avrà posto ogni quadro dietro una teca di vetro cosa sarà rimasto dell’arte?
Definendo, classificando, analizzando l’umanità si uccide l’umanità.
Definendo, classificando, analizzando l’arte si uccide l’arte.
Quando ti avvicini, le imperfezioni appaiono chiare, ma la visione sbiadisce: un quadro impressionista a un palmo dal naso.
Quando socchiudi gli occhi e spegni la luce, le immagini fluiscono e i sogni si trasformano in meraviglia: un insight d’ispirazione mentale e sensoriale.
Armato di lente d’ingrandimento e vocabolari appone etichette: e così definisce la visione e ne distrugge la bellezza. Spargendo macerie storiografiche e trattati la seppellisce di didascalie.
Perché chi apprezza veramente non comprende quasi nulla. E chi comprende completamente non apprezza davvero.
Una pozza d’acqua mossa dal vento sotto un cielo senza stelle: non disturbare la quiete! non intralciare il movimento!
Ma sono milioni, e accendono la luce e imbottigliano l’acqua, ci appiccicano sopra una marca colorata e sostengono che nuvole e brezza abbian creato la bottiglia. Sic transit gloria mundi. Cincìn.

Published in: on novembre 19, 2014 at 2:19 pm  Comments (1)  
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Con gli occhi di un pollo

“Senza paura, dal basso, butta lo sguardo – in una qualche pattumiera – e osserva. Slaccia la mente ignorante e vola… la visione ne guadagna, si fa più nitida, te lo assicuro, e se anche cadi non ti fai male! E’ un viaggio sensuale, per così dire: al di fuori del cervello. E il più verace e straordinario di tutti.”

Così avevo letto, e alzando gli occhi dal libro, pensai: “è un buon consiglio, grazie mille!”.
Due giorni dopo spiccai il volo, solcando la città coperta di smog e solipsismo, un mix caotico di corpi e urbanistica. Volavo qua e là, inseguendo gli uccelli grigi, ed ogni tanto mi appollaiavo su un albero e guardavo in basso. E in basso passava, fra gli altri: un parco, una strada, un giardino privato, un bambino sospinto in avanti da una donna molto più vecchia di lui. Nessuno pareva farmi caso – ma il parco, di tanto in tanto, sorrideva – e io potevo studiare le cose senza essere scorto.
Scesi poi a terra, e passeggiando provai a mischiarmi a loro. “Mischiarsi alle cose” è un ottimo modo per capirle, per scoprirne le sfumature intime, grezze, intricate, meravigliose: che ti colpiscono come acido sugli occhi o velluto sulle guance. E infine, seduto sul prato, confrontai le prospettive: alto e basso, uccello e uomo. Ma il mondo assumeva configurazioni per lo più incomprensibili. E la città… non aveva alcun senso. Le persone non avevano alcun senso. “Il pollo ha ragione?”, mi chiesi, dopo diversi minuti. L’idea era sconcertante. Il pollo l’avevo incontrato in un posto lontano, viaggiando verso ovest. “Il pollo era saggio?”. “Co-co” aveva detto, al principio del nostro primo incontro, un giorno di un tempo lontano, mentre passeggiavamo fianco a fianco su una collina. Mi aveva imbarazzato, quel suo verso. “Co-co”, aveva poi aggiunto, dopo qualche istante, alzando il becco e fissandomi, apparentemente deluso per la mancata risposta.
Tornai al presente.
Sapevo – o meglio, sospettavo – che ogni tanto occorresse uscire di strada: per seguire il dhamma, il Dao, Hakim Bey, il destino, il pollo, o come diavolo lo vuoi chiamare tu, caro lettore. Che “co-co” era un bel verso, e non di rado molto più significativo dei tanti milioni di vocaboli umani. “Co-co” è questo, “co-co” è quello. “Co-co non classifica, co-co è uno”, dissi fra me e me. (Follia?). “Co-co” non era radiatore, ortaggio, amore, navigare, costipazione, martellare, imprescindibile, lussuria, vago, ventotto, rinoceronte, soprammobile, fachiro, ingenuità, arma-di-distruzione-di-massa, stronzo, clorofilla, marmellata, transustanziazione, neo, mattonella. Non era nessuna delle mille distinzioni. “Co-co” era tutto, ed era armonia. Quindi “co-co”, con moderazione, si doveva dire e faceva bene, perfino in risposta a un pollo. Ne ero ormai convinto e, avvicinando un uomo basso con un cappello triste, gli dissi con entusiasmo: “se anche – sfortunatamente – viviamo in un mondo di uomini – e a volte lo siamo persino, umani –, e occorre parlare la lingua complessa del tutto-è-distinto-da-tutto, bè, non importa. La realtà si può cambiare, sempre! Occorre solo credere in un’altra realtà. E agire come se fosse lì. A quel punto ‘co-co’ può davvero essere un fiore o una palla da bowling, o un cacciavite. Non trova? Cosa ne pensa dei polli, lei?”. Per qualche ragione l’uomo accelerò il passo e, senza rispondere, girò l’angolo e si allontanò.
Continuai a passeggiare e a osservare, e infine mi levai nuovamente in volo, chiudendo la mente e aprendo i sensi. E volai in alto, sempre più in alto, pensando alla voce del pollo. E dopo un tempo imprecisato, all’improvviso, senza sapere realmente come, avevo abbandonato il sopra-sotto convenzionale e mi trovavo circondato da un cielo diverso, color terriccio, che mai avevo visto prima. Mi appollaiai su di una stella lignea e abbassando lo sguardo scrutai l’universo, dicendo e ridicendo “co-co” fra me e me e al vento… poi volsi lo sguardo in alto, e lassù ravvisai fra nebbia e fumo la città inquinata da uomini e macchinari e chimica e suoni. “Co-co”, pensai. Una città. “Co-co”. Un’automobile. ”Co-co”. Un signore di mezza età che cammina su un marciapiedi. “Co-co”. Una pozzanghera… e un centro commerciale e un bambino, una signora, un ospedale, un albero. “Co-co”. “Co-co”. “Co-co”. E dimenticai tutto. E vidi ogni cosa. E il sotto-(è)-sopra e il sopra-(è)-sotto trasmutarono e turbinarono d’un tratto in ogni-direzione, e avevo smesso di volare, e mi libravo a mezz’aria senza muovere un muscolo. Così mi svegliai dal sonno degli uomini. Ma, si sa, al sogno non si sfugge, ed eccomi di nuovo qua, nella dimensione onirica, a scrivere frammenti multicolore di quella realtà, così vivida e meravigliosa. Proprio così.

Scorre il tempo

Il tempo è trascorso ai margini del vecchio fiume

e dalla fonte lontana alla valle

nessuno ne ode più il nome…

eppure si porta quell’acqua in spalle

la polvere stanca  di un’era passata

che ancora fra i flutti rammenta il dolore

sul volto dell’ultimo uomo in cravatta

che muore.

Published in: on marzo 11, 2014 at 10:47 am  Comments (7)  
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Quesiti

L’eccezione diviene la regola, la regola diviene l’eccezione.

Come mantenersi stabili nel mutamento?

Come mettere ordine nel caos?

Come abbracciare davvero se stessi trascendendo

regole, eccezioni, mutamento e caos?

Published in: on marzo 11, 2014 at 9:26 am  Lascia un commento  
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Verdetti

“Benvenuto:”

“Questa è la tua fortezza. Calda, confortevole: questa è la tua casa.”

“Ora:”

“Con le azioni che compirai, puoi determinarne il destino. Perché anche il muro più spesso se trascurato crolla. E il calore può uscire dalle crepe alle finestre. E ciò che un tempo era gremito può trasformarsi in una tomba silenziosa.”

“Eppure – o forse perciò – i muri dividono e proteggono: puoi distruggerli o renderli più saldi, morire di vento o di aria stantia.”

“Un bastione nella tempesta, sicuro, vita al centro della morte.”

“Una prigione nella brezza, impenetrabile, morte al centro della vita.”

“E se provassi a guardare, per una volta, fuori (oppure dentro), vedresti…”

“…nient’altro che questo:”

“Tutto ciò che sei, sei stato, potrai mai essere. Le prospettive, le speranze, i fallimenti, l’elevazione, la caduta, il bianco oscuro e l’ombra luminosa, la trasformazione e l’immutato.”

Uscì dalla tuba a mezzo busto e sgranocchiò per qualche minuto una carota. Poi vi ribalzò dentro, senza troppi complimenti.

Un normale cappello. Un giorno come un altro.

Published in: on novembre 22, 2013 at 3:54 pm  Lascia un commento  
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πάντα ῥεῖ‎

C’è un coniglio. Adesso. Proprio là, sul davanzale. Mi guarda, io lo guardo. E’ uno sguardo di intesa e di sfida al tempo stesso. “Sei perseverante, questo te lo concedo” dice lui, orientando buffamente le orecchie verso destra.

“Ma dovrai fare di meglio, per acchiapparmi. E poi… io non sono l’unico”

“Cosa intendi dire?”

“Anche se mi acchiappi, potresti avere fra le mani solo un normale coniglio. C’è un coniglio per ogni persona, sai, ma le persone non sono sempre le stesse. Oggi sei perseverante, domani potresti essere stanco e annoiato. Potresti non interessarti più ai conigli. Allora io non sarei più il tuo coniglio.”

Sto per rispondere ma… sparito. Il davanzale vuoto. Il sole splende in cielo, fuori dalla finestra. Le cose vanno avanti, sempre e comunque. Il futuro è pieno di conigli ma io voglio ancora solo quello. Mi chiedo se… ma porsi troppe domande serve solo a non ottenere le risposte giuste. Dunque apro la porta. Esco. Il resto ve lo racconterò un’altra volta, più fra che con le parole.

Published in: on novembre 7, 2013 at 12:08 pm  Lascia un commento  
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Progresso

Più il mondo avanza, meno avanza del mondo.

Published in: on giugno 30, 2013 at 8:40 am  Comments (1)  
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Samsara

Per prima cosa: la direzione. Di solito non la scegli tu. Poi la quiete, il rilassamento. Sempre più breve. E inizia il percorso: uno, due, uno, due; l’apprendimento velatamente coatto di quel che devi sapere. Uno, due. Sei pronto. Ora che conosci, puoi produrre. Uno, due (ancora), uno due. Passa del tempo. La vita si accorcia. Ne avrai sicuramente approfittato per divertirti un po’ negli intervalli. Qualche volta una riflessione: chi sono? dove sto andando? Le risposte che trovi sui libri il più delle volte false. Poi i sentimenti: ti fanno sentire diverso? Da qui sembri uguale a tanti altri. Uno, due. Difficile alterare un lancio in volo. Potresti provarci, ma per andare dove? La tradizione ti offre un viaggio comodo verso nessuna meta. Continua a incedere e non pensare. Oppure pensa pensieri di altri. Uno, due, uno, due. Tre. Un nuovo lancio. Per prima cosa…

Published in: on febbraio 12, 2012 at 2:29 pm  Lascia un commento  
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Riflessioni d’ispirazione taoista sull’azione degli agenti

Un istante. Il vento disegna affreschi sull’erba sfilando fra i tronchi degli alberi. Una breve riflessione d’ispirazione taoista sulle componenti dell’azione degli agenti coscienti e incoscienti.

Il molle nel mondo si riforma, il duro nel mondo si rivoluziona: così l’erba si piega e i rami si spezzano.

Alcuni uomini sono come rami, altri come fili d’erba.  Nell’autosservazione cosciente i fili d’erba possono irrobustirsi e i rami ammorbidirsi, perciò è utile osservare l’evolversi delle cose prima di agire.

I cicli di rivoluzione e riforma compongono la storia dell’universo influenzati dallo yin perdurante e dallo yang effimero, il primo opponendo fragile resistenza, il secondo sferrando colpi fugaci. Essi sono complementari e agiscono talvolta uniti e talvolta disgiunti.

Cadrebbe in errore chi scorgesse nello yin sola passività, in quanto nel suo dolce spostamento un filo d’erba non arresta il vento impetuoso influenzandone tuttavia la direzione. E un tronco assoggetta l’erba su cui cade, eppure quest’ultima ne attutisce il colpo.

La Via dello yin è curva e ritorta, e giunge spesso lenta alla meta. La Via dello yang è  retta e veloce, e non di rado si esaurisce prima dell’arrivo.

Opponendosi al flusso delle cose l’azione yang affievolisce la forza dell’agente, ma al tempo stesso è in grado di produrre grandi effetti, mentre lo yin lo asseconda, accrescendo la propria energia.

Nei casi in cui un’azione yang assecondi il flusso, la sua forza è accresciuta se il flusso è debole, è nulla se il flusso è forte: così è vano tentare di accrescere l’impeto del vento soffiando in direzione del suo spirare, eppure una lieve spinta a un tronco sul punto di spezzarsi può produrre una rottura fragorosa.

Lo yin rafforza il proprio centro mantenendolo malleabile. Lo yang espande la propria periferia, in un moto rigido. Essere malleabili nell’espansione, indietreggiare di fronte a una forza preponderante e incedere dove è richiesto poco sforzo è espandere il proprio centro senza avere periferia: la via per la stabilità, il segreto della forza.

Published in: on luglio 28, 2011 at 3:26 pm  Lascia un commento  
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