L’ironica maieutica del tuba-coniglio

Comodamente seduto sull’orlo della tuba, il coniglio mi osservava con occhi divertiti. Trovava divertente quel mio crucciarmi tutto il giorno, ogni giorno (la sua preoccupazione unica, la fottuta carota).

Ondeggiava giocosamente le orecchie a destra e a sinistra, e muoveva il naso, e continuava a fissarmi, ma lo sguardo dopo qualche momento si era fatto più intenso.

“E tu perché pensi tanto?”, domandò.

“Credo di essere un pensatore, voglio dire, non riesco a non pensare alle cose. Voglio risolverle, naturalmente, migliorarle. Non è così che si fa? Ci si pensa un po’ su ed è fatta, o perlomeno immagino possa essere un buon inizio”

“Io non penso mai a nulla e non faccio mai nulla, ma non ho problemi a risolvere le cose. In effetti non vedo dove stiano, tutte queste cose da risolvere”

“Bé, ad esempio, dimmi, come fai quando finisci la tua scorta di carote, come fai senza uscire da quella tua dannata tuba?”

“Esco dalla tuba, oppure mangio rape, e comunque non vedo dove stia il problema”

“E le rape, come te le procuri?”

“E tu, come respiri?”

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Published in: on novembre 7, 2013 at 11:57 am  Lascia un commento  
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