Il Dao e l’italiano

Ad alcuni potrà apparire scontata, per altri potrebbe risultare sorprendente e qualche maligno benpensante potrebbe tacciarla pure di maschilismo, ma ecco la realizzazione che mi ha colpito stamattina mentre camminavo per il centro della mia città, facendomi quasi sbattere contro i passanti…

Nella lingua italiana i sostantivi collegati ai principali elementi naturali sembrano disposti secondo uno schema che ricalca la divisione taoista del mondo nei principi chiave di yin e yang. Per chi non fosse avvezzo a questi argomenti fornirò alcune brevi definizioni preliminari per poi esporvi più compiutamente la mia intuizione. Per la filosofia taoista lo yin e lo yang sono i due principi costituenti la struttura e l’essenza dei fenomeni che hanno luogo nel mondo (non solo quello fisico ma anche quelli emozionale e spirituale). Il principio yin (letteralmente traducibile, seppur con qualche riserva, con “l’oscuro”) rappresenta il passivo, la profondità, l’oscurità, la debolezza, il non-agire, il molle, l’ombra, il femminile. Il principio yang (letteralmente “vessilli che sventolano al sole”) rappresenta all’opposto l’attività, le alte vette, la luce, la forza, l’agire, il duro, il maschile e in generale tutto ciò che implica uno sforzo di qualche genere. I due principi non sono opposti bensì complementari, e pressoché ogni fenomeno può mutare da yin a yang e viceversa, a seconda della situazione o della fase in cui si trova. Così ad esempio una montagna (yang) esposta alle interperie nei secoli può divenire valle (yin), una mano che accarezza (yin) può divenire un pugno che colpisce (yang), l’acqua che giace in un lago (yin) la forza impetuosa di una cascata (yang), e così via. Va sottolineato che per il taoismo lo yin non è subordinato allo yang, al contrario esso è non di rado considerato un modello migliore a cui conformarsi: lo sforzo prelude infatti all’esaurimento, è per natura effimero, mentre la quiete può autoperpetuare il suo stato. Di solito, comunque, ed è palese, a una fase di quiete segue una fase di sforzo alla quale segue a sua volta una fase di quiete, in quel continuo alternarsi necessario al funzionamento delle cose. Spesso il debole vince il forte, e un gocciolio costante e prolungato nel tempo può erodere perfino la roccia più solida. Un altro aspetto alquanto interessante del taoismo è l’associazione del principio yin con il plurale, e dello yang col singolare. Non si tratta di una semplice questione di simbolismo, vi è una ragione ben più tangibile alla base di tale associazione. Provate a pensare a un tavolo dotato di tre gambe (dispari, yang): esso non può reggere il proprio peso e cadendo dà origine a un movimento (sempre yang); con quattro gambe raggiunge al contrario la quiete, l’assenza di movimento (il tavolo non cade). E’ un esempio banale ma riassume efficacemente la ragione per la quale yin e yang vengono identificati con plurale e singolare (un’altra ragione è di tipo geometrico: il triangolo è appuntito e instabile, ferisce, il quadrato è stabile e spuntato, non ferisce).

Le due entità che meglio esprimono la dualità non dicotomica di yin e yang sono comunque Terra e Cielo. Il cielo è yang (principio maschile) in quanto attraverso i fenomeni che innesca fornisce nutrimento alla terra (yin, principio femminile). Senza l’interazione con la terra, tuttavia, il cielo non potrebbe ricevere da essa l’acqua attraverso l’evaporazione, e non sarebbe così in grado di creare la pioggia necessaria a continuare il ciclo.

Veniamo ora alla riflessione a cui ho accennato all’inizio. Si tratta della constatazione che in italiano (come credo nella maggior parte delle lingue europee) i principali elementi naturali che per la filosofia taoista sono yang vengono espressi da sostantivi maschili, mentre gli elementi naturali yin sono espressi da sostantivi femminili. Terra, notte e luna sono femminili; cielo, giorno e sole sono maschili. Vi sono naturalmente numerose eccezioni, ma ritengo la questione del genere più che rilevante, e nient’affatto frutto di coincidenze. Poiché il linguaggio è riflesso e specchio dell’evoluzione delle culture e delle concezioni più intime dell’uomo, ritengo per lo meno degna di nota l’identificazione (ma forse sarebbe meglio dire la proiezione) del maschile e del femminile con quegli oggetti del mondo naturale che posseggono caratteristiche dell’uno o dell’altra. Che ciò costituisca una conferma della validità del punto di vista taoista sul mondo, che forse inconsciamente tutti quanti condividiamo, è poi una chiave di lettura affascinante che mi sento di sottoscrivere.

 

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Published in: on febbraio 11, 2011 at 2:28 pm  Comments (3)  
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3 commentiLascia un commento

  1. Molto interessante. A questo proposito sarebbe curioso fare una ricerca riguardo agli dei romani e greci, per vedere quali sono maschi e quali femmine, in relazione a ciò che rappresentano. Forse anche qui potrebbero esserci elementi taoisti..(è una mia supposizione..non so se sia effettivamente così)

    • è una bella idea. Magari uno di questi giorni faccio una ricerca in internet a riguardo…

  2. Ho svolto una piccola ricerca. Per quanto riguarda la mitologia greca (e quindi in larga parte anche quella romana) in taluni casi (vedi Zeus, Ares, Meti e altri) le relazioni yin e yang ben si adattano al sesso ed agli elementi/mansioni delle divinità, ma per molti altri non vi è alcuna relazione e per alcune divinità la relazione è addirittura opposta (vedi Artemide, dea della caccia).

    Tuttavia permane l’associazione di yin e yang con terra e cielo: il dio “del cielo”, Zeus, è un maschio, mentre la divinità “della terra” (in realtà più che altro dell’agricoltura) è Demetra, una dea.
    C’è da dire che questi collegamenti sono un po’ forzati.

    Voglio però precisare che nell’articolo non intendevo suggerire l’esistenza di influenze taoiste sulla cultura occidentale (che se pure ci sono state sono da ritenersi alquanto trascurabili e più che altro afferenti ad un’epoca recente), quanto la sostanziale associazione che in diverse culture, e forse nella maggior parte di esse, se non in tutte, l’uomo ha tratto (a causa della diversità biologica fra uomo e donna e dell’influenza di questa sul mondo delle idee e quindi sul linguaggio) fra gli elementi passivi e attivi della natura e i due sessi.
    Nei prossimi giorni farò comunque una ricerca estesa a tutte le religioni principali:
    L’argomento mi intriga parecchio, ancora grazie per il tuo suggerimento :)


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